Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Si è detto di tutto ed il contrario di tutto in questi giorni sul discorso legato all’Isis ed agli attentati. A nostro parere nessuna delle teorie discordanti, da un lato troppo lassiste a sinistra, dall’ altro troppo miopi a destra hanno colto nel segno.
Se è sbagliato gridare alla guerra di religione o di civiltà, obiettivo che vogliono raggiungere gli stessi terroristi, è altrettanto errato sostenere che non vi siano colpe da ricercare nel modello arcobaleno dell’accoglienza a tutti i costi. Che l’Isis faccia proseliti nelle “banlieue” europee non è un mistero, e che queste “banlieue” rappresentino il fallimento totale dell’ integrazione tanto decantata a sinistra è un fatto.
Che i terroristi siano una percentuale irrisoria rispetto agli islamici è un altro fatto ma anche dire che i cosiddetti moderati, ossia gli islamici che hanno accettato il nostro modello culturale siano la maggioranza è infondato, il fallimento delle manifestazioni “not in my name” ne è ulteriore riprova.
La verità è che non siamo tutti uguali, ed integrare milioni di stranieri è impossibile. E’ evidente che nella stragrande maggioranza dei casi essi diano vita a ghetti etnici, in cui nessuno li costringe. E la povertà centra ben poco, tantissimi sono gli autoctoni poveri, quindi la questione non è economica ma etnica. Gli immigrati come tutti gli esseri umani, se in numero elevato tendono a raggrupparsi tra simili ed a creare sacche allogene che non si riconoscono, se non formalmente, nello Stato che li accoglie.
C’è chi addirittura vuole regalare la cittadinanza a persone, come gli attentatori di Parigi, che non vogliono essere europei. Le frontiere europee vanno quindi chiuse prima che sia troppo tardi. I profughi siriani siano accolti nei campi profughi o negli stati limitrofi in cui l’integrazione può avvenire.
Geopoliticamente bisogna appoggiare quella parte di mondo islamico che combatte sul campo contro il terrorismo, l’Iran e gli Hezbollah libanesi i quali hanno subito un attentato a Beirut, sostenere Assad ed il suo popolo, altro che guerra di religione. Capire che le responsabilità dell'”occidente” sulla nascita del terrorismo siano inequivocabili.
Alleandosi con le peggiori petromonarchie oscurantiste della regione, esso ha finanziato ed allevato i ribelli anti Assad, tra cui l’Isis, per accaparrarsi la Siria, lo stato più evoluto del Medioriente, laico, sociale e nazionale dove la Sharia è vietata per legge.
Perché poi diciamolo chiaramente, l’obiettivo principale non è tanto sconfiggere il terrorismo, ma eliminare Assad e la sua idea di nazione, esempio nel mondo di economia fiorente, non indebitata con il fondo monetario e l’usura internazionale, dove le aziende strategiche sono tutte ben saldamente in mano allo Stato ed il petrolio prodotto viene reinvestito in attività produttive per il bene del popolo.
Non si sconfiggono il terrorismo ed i suoi mandanti chiamando alla guerra di civiltà o religione neanche però mantenendo lo status quo. Ma solo attraverso l’attuazione di una nuova geopolitica nel Mediterraneo e nel Medioriente che dovrà vedere necessariamente risorgere un’Europa forte, sovrana ed identitaria, alleata con i partner giusti. L’esatto contrario di ciò che il vecchio continente rappresenta e sta facendo oggi.
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