Viterbo – E pensare che a una preghiera pacifica come il rosario fu dedicata la festa del 7 ottobre perché in quella data, nel 1571, i cristiani avevano sconfitto i musulmani nel mare di Lepanto.
Pio V – che una quindicina d’anni prima era stato vescovo di Nepi e Sutri – li aveva organizzati in Lega Santa, un esercito europeo contro il feroce e potentissimo impero turco ottomano che, dal tempo di Maometto, era alla conquista di terre e popoli cristiani.
“Ci hanno reso vittoriosi non le armi ma il rosario di Maria” scrissero i senatori della Repubblica di Venezia, il cui condottiero era stato scuoiato dai turchi. Sangue, violenza in nome di Dio, l’Allah dei musulmani ed il Dio Trinità dei cristiani, comunque del Dio degli Eserciti, quello della Bibbia ai cui profeti anche l’Islam si rifà.
Un Dio che, dice infatti Isaia, “agisce con la forza della mano” e quando nel 1095 Urbano II chiamò i popoli cristiani alle Crociate li avvertì che “se non verrete, ricadrà su di voi il castigo di Dio”. E tutti si convinsero perché ”Dio lo vuole”, grido analogo a quello di battaglia dei seguaci di Maometto allora come ora: “Allah è grande”.
Senza l’uso legittimo della violenza, ha scritto il cattolico ex presidente della Repubblica Cossiga,“l’occidente cristiano sarebbe stato travolto dall’Islam teocratico e guerriero”. E’ proprio così? Quando nel 2001, dopo l’assalto alle Torri Gemelle, gli americani guidarono la cosiddetta “crociata antimusulmana” a partire dall’Afghanistan, papa Woityla invitò a distinguere tra Islam e terrorismo islamico affermando il diritto a difendersi solo da questo perché “crimine contro l’umanità”. Francesco poi, di fronte al fondamentalismo violento, ribadisce “affetto verso gli autentici credenti dell’Islam ….ma i paesi musulmani devono assicurare libertà ai cristiani”. Prima di lui, Ratzinger, nel contestato discorso di Ratisbona, si era pronunciato nettamente contro ogni forma di imposizione violenta di un credo religioso.
Avvertimento profetico questo, stando a quanto oggi accade e sempreché il ricorso alla Divinità non serva a coprire intenti più umani ed interessati al dominio. Non più e non solo in terre, quelle del petrolio, tanto ricche di risorse quanto povere nella vita degli abitanti, ma sul mondo intero, oggi in sostanziale coprifuoco. Durante la rivolta studentesca e operaia del ’68 si chiedeva che “andasse in galera anche chi ruba in nome di Dio” e papa Francesco ci sta provando nel suo stato teocratico, il Vaticano.
Cosa chiedere oggi per i non pochi governanti divisi e preoccupati del consenso elettorale interno mentre il mondo brucia? Proprio ora che cresce il rischio della deflagrazione della “guerra a pezzettini” in un Ok Korral, scontro finale tra fondamentalismi. Quelli ben prosperati in millequattrocento anni di duelli di spade e scimitarre tra mondo cristiano e musulmano. Nel sangue dei poveri dell’una e l’altra parte, mentre i ricchi d’occidente e d’oriente continuano ad ingrassare sui commerci di petrolio, gas e armi.
Renzo Trappolini
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