Viterbo – E’ arrivato in Italia con un visto turistico quando la Romania non faceva ancora parte dell’Unione europea.
Sapeva di dover andare a lavorare.
Non sapeva che sarebbe stato sfruttato quattordici ore al giorno e sette giorni su sette per 500 euro al mese. Storie come quella di Adrian (il nome è di fantasia; i fatti, purtroppo no), trent’anni, romeno con una moglie e un figlio in arrivo, non si sentono solo in qualche campo di pomodori del profondo Sud.
Per anni, dal 2005, ha dormito in un casolare senz’acqua calda, nelle campagne della Tuscia. Uno stanzone diviso con i piccioni che entravano e che non c’era verso di mandare via. In condizioni igieniche più che mai precarie. Mangiando gli avanzi che altrimenti sarebbero andati al cane e che gli sarebbero stati letteralmente lanciati addosso.
Anche in Romania aveva sempre lavorato in campagna. In Italia veniva a fare lo stesso. Lo ha accompagnato una conoscente, sua connazionale che poi si sarebbe presa 300 euro, consegnandolo al titolare di un’azienda agricola di un paese della provincia di Viterbo. In pratica, una compravendita in piena regola. Almeno questa è la versione di Adrian. L’inizio di un incubo durato almeno sei anni: fino a pochi mesi fa ha lavorato per i titolari dell’azienda, dopo una violenta lite che lo ha spinto a licenziarsi, andare alla caserma dei carabinieri e sporgere denuncia per ingiurie e lesioni. L’altra denuncia, più corposa, almeno per riduzione in schiavitù, arriverà a breve.
Due anni da tuttofare. Senza mai vedere altro che il pezzo di terra in cui lavorava come bracciante e all’occorrenza anche magazziniere. Dal 2005 al 2007 ha lavorato anche di notte, illuminato solo dai fari del trattore. Trasportava pesi esagerati che gli hanno fatto venire un’ernia costringendolo a ricorrere alle cure dei sanitari. Senza ferie. Senza giorno di riposo. Costretto a nascondere il passaporto sotto una mattonella per non farselo bruciare.
Negli anni successivi è arrivato a mettere insieme mille euro mensili, con dodici ore di lavoro giornaliere invece di quattordici. Comunque a nero e sottopagato per gli sforzi fatti e il trattamento ricevuto. Con la domenica libera e gli extra pagati, ma sempre senza ferie e senza contratto.
Stefania Moretti
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