Tuscania – Riceviamo e pubblichiamo – 2 dicembre, 8.45, via VI Febbraio 1971, intersezione via della Ricostruzione.
Percorrendo la via mi accingevo a svoltare a sinistra. Fermo allo stop mi sono accorto che sulla mia destra giaceva agonizzante un cagnolino poco prima investito. Sono sceso dalla mia autovettura per prestare un primo soccorso e contemporaneamente, un’altra autovettura che procedeva a velocità sostenuta, ha travolto il povero cagnolino già agonizzante ponendo fine alla sua sofferenza e procurando ferite che non sto a raccontare nei dettagli.
Cosa ancor più drammatica è che dopo poco tempo si è avvicinato sul luogo dell’incidente il compagno o il fratello del cagnolino, ha annusato il corpo dello sventurato e si è allontanato in fretta, come se avesse fiutato il pericolo ed accettato la cattiveria dell’uomo, invano è stato il mio gesto per catturarlo.
Quanto resterà in vita? Aspetterà anche lui che quattro ruote lo ridurranno una pozza di sangue!
Una scena degna di una grande metropoli dove la gente indaffarata corre e cammina nella totale indifferenza di chi era appena stato oggetto di investimento stradale. Ho chiamato la polizia locale e il veterinario Asl che hanno accertato la mancanza del microchip del cagnolino che è rimasto chiuso in una busta di plastica al margine della strada e verrà smaltito dalla ditta incaricata e debitamente avvertita dagli agenti.
La mia testimonianza fa seguito alla segnalazione scritta del 9 novembre sul sito del comune di Tuscania nella parte dedicata alla segnalazioni dove si ribadiva la presenza dei due cagnolini lasciati perennemente in libertà descrivendo il pericolo per loro stessi e per gli automobilisti che li hanno più volte schivati.
Ora per uno di loro è finito l’incubo dell’attraversare la strada Tarquiniese nota a tutti per il traffico stradale e si chiude un capitolo della sua storia, per il fratello o compagno rimasto solo? Che ne sarà di lui? Avrà sicuramente un proprietario che preferisce lasciarlo al suo destino? A quante scene del genere dovremmo ancora assistere? Questo è il terzo caso in meno di tre mesi.
Sabino Buzi
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