Viterbo – E’ in tempo di crisi che saltano fuori le idee più geniali. Una di queste è quella del temporary showroom, la vetrina a tempo determinato.
Nata negli Stati Uniti, negli ultimi anni sta spopolando in tutte le città d’Italia. E ora è arrivata anche a Viterbo (fotogallery – slide).
Si illumina, si fa pubblicità, vende e chiude. Una idea forte e competitiva.
Una, a volte più, settimane, e al massimo un mese, questi spazi espositivi offrono prodotti e articoli molto diversi tra loro. Dall’abbigliamento agli accessori per la casa. Dalle auto al caffè.
In città è uno lo spazio che ospita i negozi a tempo. Il temporary showroom di via Aldo Moro, tra via Garbini e la zona commerciale del Riello. Poco prima della banca di Viterbo e dell’Ipercoop.
Padrone di casa, Fabio Caso. Insieme a lui Fabio Bernini ed Enrico Puccini. Il temporary showroom di via Aldo Moro è un lavoro di squadra. Una quindicina di professionisti: grafici, architetti, esperti del settore.
Caso nasce come venditore d’auto. Venti anni fa entra in Fiditalia, la società finanziaria che opera nel settore del credito al consumo. Si fa le ossa a Viterbo, ma presto migra a Roma e Milano. Nel 2014 l’intuizione di creare il primo temporary showroom della Tuscia. Il terzo nel Lazio.
“Puntare sulla qualità – spiega – è una strategia vincente. Così come mettere in commercio un prodotto esclusivo”.
Londra, New York, Torino e Napoli. Come e quando è arrivato il temporary showroom a Viterbo?
“L’idea è nata agli inizi del 2014. Sviluppata, è diventata qualcosa di concreto lo scorso ottobre. Il desiderio è quello di lanciare anche nella Tuscia un’innovazione nella vendita. Il tutto basato sull’economia locale. Siamo partiti da un investimento esistente. I locali c’erano, li abbiamo semplicemente rinnovati e sistemati. Abbiamo così trasformato questo palazzo in uno splendido spazio finanziario ed espositivo. Un perfetto punto di riferimento per venditori e acquirenti. Il temporary showroom, infatti, offre a un’azienda delocalizzata la possibilità di arrivare in un centro di massima visibilità senza investimenti.
Via Aldo Moro è un punto ad estrema versatilità. Mentre a corso Italia è possibile creare un temporary showroom esclusivamente di abbigliamento o oggettistica, qui si può esporre anche una lavatrice o un televisore. Abbiamo voluto aprirlo a Viterbo e non a Roma o Milano perché nelle grandi città è necessario un investimento con cifre a più zeri e i rischi di insuccesso sono elevati.
A Milano ci saremmo dovuti necessariamente inserire nella zona industriale. Ma il rischio di entrare in un circuito di concorrenza estremamente aggressivo e con dei costi mostruosi, era concreto. Il nostro obiettivo è anche quello di far crescere le aziende del territorio e dargli visibilità. Permettere che si sviluppino sempre più. Il concetto è quello di esporre prodotti locali di alta qualità. Dal vino all’olio, alle nocciole della Tuscia”.
Quanti temporary showroom ci sono in Italia e dove sono principalmente diffusi?
“Questa innovazione del commercio si sta sviluppando soprattutto al nord. Milano in testa. Tutta la Lombardia ma anche il Piemonte e Brescia. Temporary showroom prevalentemente proiettati sull’abbigliamento e l’oggettivistica”.
Quanti ce ne sono invece nel Lazio e nella provincia di Viterbo?
“Nel Lazio ce ne sono solo un paio, entrambi a Roma e sono in pieno centro. Il temporary showroom di via Aldo Moro è il primo e finora l’unico nella Tuscia. Si tratta di un’evoluzione nella vendita. Un’idea innovativa, come originale è stata l’intuizione di iniziare ad esporre automobili. Abbiamo portato qualcosa di diverso e unico sullo scenario italiano, fortemente focalizzato sull’abbigliamento e l’oggettivistica”.
Cosa differenzia il negozio a tempo dalla vendita al dettaglio?
“La differenza sostanziale è nel rapido passaggio che si crea dalla comunicazione commerciale all’azione di vendita. Il locale è pronto, disponibile e completamente attrezzato. Rete internet, aria condizionata, riscaldamento. Il commerciante non deve pensare a nulla se non a vendere. Tre gli aspetti vincenti: visibilità, commercializzazione immediata e sforzi economici minimi”.
E’ una soluzione alla crisi economica?
“Decisamente sì, ma è anche un’evoluzione della vendita. Con il temporary showroom il commerciante crea un rapporto di fedeltà con il cliente che viene curato e coccolato al massimo”.
Costi e pratiche burocratiche per aprire un temporary showroom.
“Costi e burocrazia sono minimi. Innanzitutto non si ha l’obbligo di registrare un contratto di affitto inferiore a un mese. I negozi poi sono al cento per cento commerciali, e due sono le possibilità di azione: quella espositiva e quella di vendita, dove per vendere basta una semplice comunicazione alla Camera di Commercio”.
Temporary showroom a Viterbo, un bilancio di questi primi mesi.
“La risposta è stata eccezionale e immediata. Alcuni marchi si sono scherzosamente litigati il nostro spazio espositivo. Avendo quattro vetrine, la visibilità è eccezionale”.
Obbiettivi futuri?
“Sta per entrare in porto il progetto del test drive personalizzato. Ovvero, il cliente avrà la possibilità di provare l’auto che desidera comprare direttamente sotto casa. Fa un giro in centro, passa a prendersi un caffè in sede e poi torna a sedersi sul divano di casa. L’obiettivo fondamentale è però quello di rimanere sempre in prima linea. In realtà non penso troppo al futuro ma al presente, cercando di creare nuove idee per tenere in piedi l’azienda”.
Temporary showroom per info 0761 398024
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