Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Anologie inquietanti.
E’ noto che alla base del successo di un politico c’è il verbo, (la parola, il linguaggio, l’immagine, la storytelling, cioè il racconto, la narrazione, il tema ecc.) nelle sue varianti evolute che hanno creato veri e propri fenomeni.
La leadership, che i Romani chiamavano imperium, ha avuto nella storia delle estremizzazioni assolutistiche; Stalin, Hitler, Mussolini, Mao Tse Tung e le decine di dittatori del secolo scorso, avevano nel loro modus operandi, alcune caratteristiche ricorrenti che erano presenti nella conferenza stampa di Matteo Renzi.
Innanzitutto c’è il destino della Patria, o dello Stato, della Repubblica, del Popolo, del Proletariato ecc. che preme per compiersi, contro cui c’è sempre qualcun altro che vuole impedirlo: i capitalisti, gli ebrei, le demoplutocrazie, oppure, nel caso di Renzi, i Gufi, gli sfiduciati, i pigri e pessimisti, che non vogliono il ruolo guida dell’Italia in Europa, la sua missione culturale, il trionfo della “bellezza” di cui è custode ed elargitrice.
Poi ci sono le “opere del regime” e le inaugurazioni, taglio di nastri, prime pietre, come i Cinegiornale Luce e la propaganda di stato ed oggi i media, social e no, mostrano sino allo sfinimento.
La forza del messaggio è nell’”elenco”, una sfilza di cose che con Berlusconi avevano il timbro Fatto!, degli spot Tv, come oggi le slides, l’occupazione delle reti pubbliche, l’esercito di clientes e laudatores, che come diceva Flaiano, corrono sempre in aiuto del vincitore, l’intolleranza alla critica ed al dissenso.
L’ “elenco” ha la potenza micidiale di una raffica di mitra: come quella uccide in quanto tale senza verifica della singola pallottola più meno buona, così l’elenco delle riforme procede spedito senza mai consentire d’entrare nel merito delle questioni, senza mai riflettere sugli effetti indesiderati o collaterali, convincente e incontestabile perché atteso da 20 anni.
Prima c’era l’annuncio che sostituiva il precedente all’infinito; ora c’è il “fatto” che incalza il precedente; meglio il fatto dell’annuncio, si dirà, ma meglio ancora un “fatto” fatto bene e non fatto tanto per farlo finire nell’elenco.
Al di là degli slogan retorici che accomunano tutte le leadership forti: la Patria che si riscatta, l’Italia che è in movimento; lo Stato che si ammoderna, poi il mantra del Cambiamento, la marcia più o meno lunga che inizia da un primo piccolo passo, ecc. la cosa più inquietante è in quasi tutti la necessità del Plebiscito popolare; Hitler organizzò elezioni plebiscitarie con il voto del SI e del NO sulla sua politica; prendere o lasciare, senza alternative o mediazioni; Mussolini fece altrettanto; Stalin e Mao erano plebiscitati dalle masse oceaniche; il rapporto di tutti gli uomini forti era, come si dice oggi, “disintermediato”.
Il Plebiscito che ci attende il prossimo anno sarà il Referendum sulle modifiche alla Costituzione: pochissimi le conoscono e in pochissimi le hanno discusse. Attenzione, non c’è solo la pessima soluzione del Senato, c’è una impostazione autoritaria sul potere esecutivo che rompe l’equilibrio con i poteri legislativo e giudiziario; che schiaccia le autonomie locali rafforzando le prerogative statuali in modo “incostituzionale”.
Prendere o lasciare, senza alternative o mediazioni: bene che vada sarà un pasticcio anche perché le dittature del secolo breve sono improponibili.
Francesco Chiucchiurlotto
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