Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “In aeternum misericordia eius” (eterna è la sua misericordia) abbiamo cantato mentre la cerimonia di apertura ha cominciato a snodarsi dalla Cappella di Villa Rosa fino al reparto “Hospice Nostra Madre” dove era stata appositamente preparata la “Porta Santa” della misericordia.
Una processione insolita, quella che si è svolta a Villa Rosa, fatta di autorità civili e religiose, ma soprattutto come piace a papa Francesco, fatta di ammalati, accompagnati e/o spinti nelle loro carrozzine da operatori, volontari, familiari, Suore della Casa di Cura. Tutto un popolo principalmente bisognoso di misericordia e di salvezza.
Ha aperto la fila, dopo la celebrazione Eucaristica, il nostro vescovo Lino Fumagalli, accompagnato da diversi celebranti. Tra le autorità, la moglie del sindaco, la signora Tiziana Michelini e il vice sindaco, la dottoressa Luisa Ciambella.
Questo evento è stato vissuto come una grande opportunità per ricevere da Dio Padre la sua misericordia e allo stesso tempo essere noi stessi dispensatori di cura e consolazione per coloro che verranno e attraverseranno la Porta Santa.
Alle preghiere da recitarsi per l’indulgenza plenaria in questo anno giubilare, sono legate alcune opere di misericordia corporale e/o spirituale come visitare gli infermi, consolare gli afflitti.
Perché papa Francesco, ha voluto celebrare questo anno giubilare straordinario della misericordia? I motivi li ha dati lui stesso, a cinquant’anni dalla conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, offrire inoltre al nostro mondo di oggi più che mai bisogno di riscoprire la misericordia del Padre attraverso il volto del Figlio Gesù.
Per questo il Papa ha voluto, che anche la nostra fede avesse la caratteristica di quella di Gesù, cioè fatta di opere, di gesti e di parole che rispondono al cuore del Vangelo.
E’ un volto nuovo che oggi Papa Francesco vuole dare alla Chiesa: “L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale – scrive – dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole” (Bolla Misericordiae Vultus N° 10).
Nell’omelia il vescovo Lino, ha voluto sottolineare proprio questo aspetto della misericordia di Dio.
“Nella storia della salvezza – ha detto – il peccato dei nostri progenitori e nostro, non sono l’ultima parola, il senso ultimo della storia della salvezza è proprio Dio pieno di misericordia, lento all’ira e grande nell’amore. Lungo tutto l’anno avremo modo di viverlo e constatarlo. Se faremo esperienza dell’amore di Dio, diventeremo carezza, braccia aperte di Dio”.
Per questo, ci ha detto “ho voluto che anche l’Hospice, di Villa Rosa, diventasse questo luogo di attrazione e di perdono, perché questo è il luogo del dolore e della speranza. Di dolore, perché siamo al termine del decadimento fisico, fino alla morte, ma anche di speranza, perché sappiamo che la nostra vita non finisce qui, questa speranza è resa possibile dai gesti di amore, solidarietà e speranza che gli ammalati vedono in tutti gli operatori. Per questo ringrazio tutti gli operatori di questa Struttura in generale, a partire dalle Suore, ma soprattutto ringrazio questo settore significativo, perché operatori e religiose, nel silenzio, mostrano speranza e sostegno ai malati e a coloro che soffrono, è anche questo il mio augurio di Buon anno – ha aggiunto – ogni volta che realizziamo l’incontro con Dio attraverso il volto sofferente di chi soffre, facciamo esperienza dell’amore di Dio nella nostra vita”.
E’ iniziato oggi un pellegrinaggio molto impegnativo, che ci porterà, suore, operatori, ammalati e familiari insieme, forse verso la Porta Santa di Roma, che non sarà priva di impegno e sacrificio ma che ci porterà irrinunciabilmente verso la desiderata conversione e riconciliazione con Dio e i fratelli.
Suor Mariella Giannini
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