![]() Alessandro Antonelli |
Riceviamo e pubblichiamo – Caro presidente Antonelli,
ho indugiato e non poco a scrivere questa lettera aperta in virtù del duplice e delicato ruolo che mi trovo a rappresentare: da una parte quello di vicepresidente del Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca e dall’altro quello di capogruppo del Pdl in seno all’Università Agraria di Tarquinia.
Mi associo alle sue parole di stima riguardo al presidente Emidio Palombi con il quale cinque anni fa ho immediatamente instaurato un rapporto di cordiale collaborazione e per il quale nutro rispetto ed affetto sincero che va oltre il semplice rapporto istituzionale.
Un uomo, il presidente Emidio Palombi, caratterizzato da un’estrema concretezza e da un carattere schivo, un uomo che ha sempre rifuggito gli onori derivanti dal titolo e dalla carica preferendo, pur consapevole di occupare lo scranno più alto dell’ente, essere chiamato Palombi, e questo per non sottolineare la distanza del suo titolo dalla sua appartenenza al mondo agricolo.
Un ente quello di via Garibaldi presieduto da sempre da agricoltori il cui interesse primario è stato quello di assicurare una presenza attiva sul territorio volta a garantire la gestione delle acque destinate all’irrigazione, la sicurezza idraulica, la tutela del patrimonio agricolo ed ambientale.
Presidente Antonelli concordo con lei quando afferma che la politica non può e non deve far perdere di vista agli agricoltori i veri obiettivi da perseguire ed è per questo che lei ha molto da imparare dal presidente Palombi che non hai mai avuto cadute di stile come quella in cui è scivolato lei ora.
Invitando all’unità di intenti lei che predica bene ma razzola male addita come colpevoli tutti coloro che appartengono alla Confagricoltura o che non sentono di appartenere ad alcuna organizzazione sindacale presente sul territorio nazionale semplicemente perchè portatori di un diverso pensiero, come se avere idee di sviluppo diverse dagli altri e reputarsi “l’alternativa” ad una lista debba considerarsi cosa da sciagurati.
Ogni elezione è caratterizzata da un confronto democratico tra appartenenti a schieramenti diversi e nessuno meglio di lei dovrebbe saperlo: la lista unica, per fortuna, nel nostro paese non esiste.
Trovo le sue dichiarazioni poco corrette, a meno di un mese dalle elezioni per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Consorzio di bonifica; al posto suo, se mossa da un sincero e serio interesse per le problematiche del mondo agricolo ed in una logica di alternanza, avrei scelto luoghi, modi e tempi diversi per intervenire.
Richiamare all’unità sindacale è sicuramente un gesto nobile se dettato da sincerità di intenti ma non è credibile quando si lancia in difesa della Cia, organizzazione sindacale vicina al suo colore politico e della Coldiretti, soprattutto non è credibile perchè il rappresentante scelto dal comune di Tarquinia, Sara Torresi, è riconducibile al partito repubblicano legato al nome di Giovanni Olivo Serafini, il cui figlio è presidente del direttivo tarquiniese della Coldiretti.
Auspico quindi che ora alle sue parole seguano i fatti e che la politica faccia un passo indietro non permettendo che la stessa diventi uno strumento di rottura ma un mezzo del quale dovranno servirsi gli amministratori per operare al meglio delle loro possibilità nell’interesse collettivo del mondo agricolo tirandosi fuori da quella che dovrebbe essere una sana competizione tra consorziati.
Infine un invito lo rivolgo a tutti i consorziati, l’invito a scegliere i candidati non in base alle indicazioni politiche che sicuramente verranno dettate, ma semplicemente in base alle qualità delle persone, scelta che a prescindere dal risultato sicuramente si rivelerà la migliore.
Anna Rita De Alessandris
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