Fabrica di Roma – Riceviamo e pubblichiamo – La classe politica italiana si sente ormai con l’acqua alla gola, spiazzata dal buon senso e dal consenso che il M5S sta ottenendo sempre più palesemente.
Gli ultimi sondaggi, a cui i partiti guardano con fervido interesse, dicono (come il famoso specchio) che non sono più… i forti del reame.
Travolti dagli scandali (che da sempre franano sul sistema politico italiano) tentano il tutto e per tutto per screditare l’unico antagonista politico, e lo fanno cercando di distogliere dai loro reati l’attenzione dell’opinione pubblica che, sempre più attenta, cova la grande voglia di toglierseli dai piedi.
Mezzo secolo e più di scandali, logge, stragi, vede oggi come interprete del prosieguo della saga distruttiva della società italiana, il partito che per antonomasia era votato a combatterli, e lo fa ergendosi a paladino dei poteri forti delle banche e del potere, sempre più colluso con le mafie italiche, cancellando diritti e tutele su lavoro, salute, scuola, pensioni, fisco.
Ormai hanno deciso che con la mistificazione e la neutralizzazione delle proposte politiche che il Movimento suggerisce, possano giocarsi le ultime chance rimaste prima del game over, altrimenti inevitabile.
Tutti i partiti, i giornali e l’apparato massmediatico sono coesi in quest’opera demolitrice.
Questa modalità è ormai adottata, sia a livello centrale che periferico, dagli scranni delle istituzioni parlamentari, regionali a quelli dei comuni.
Anche nella nostra comunità, per certi versi, è in corso questa pratica, che dietro a strombazzate parvenze di tutela del bene comune, cela atti amministrativi sempre dannosi per il cittadino che, informato e tutelato nella retorica dei manifesti, poi di fatto deve fare i conti con nuove tasse e disservizi.
A Fabrica di Roma, con una lettera che ha all’interno le date, non certificate, del 23 e 24 dicembre, (mentre la posta le ha avute solo il 4 gennaio), timbro di accettazione sulla busta, con arrivo l’11 gennaio, Fabrica per Fabrica, è stato chiesto a centinaia di cittadini di dimostrare il pagamento dell’Imu del 2010. Un atto dovuto, dice l’amministrazione, per denunciare abusi edilizi accertati e non pagati.
Ma se gli abusi sono stati accertati perché le cartelle non sono state mandate solo agli interessati?
Perché si è preferito costringere centinaia di cittadini a dimostrare pagamenti di cinque anni fa esibendo i bollettini postali che molti forse non troveranno?
Si tira una rete per fare pesca a strascico ed aumentare le entrate?
L’amministrazione comunque si rende disponibile a trovare soluzioni… il diritto diventa favore e il favore può diventare qualunque cosa, uno sconto o un voto.
Meetup Fabrica di Roma Beppe Grillo
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