Viterbo – (g.f.) – Se in comune piangono, in provincia non ridono.
La crisi in cui si sta accartocciando l’amministrazione Michelini a palazzo dei Priori si fa sentire pure dalle parti di via Saffi.
In comune il Pd ha manifestato la sua insoddisfazione con sette consiglieri che hanno voltato le spalle al primo cittadino, in provincia, invece, sono i rappresentanti di Moderati e riformisti a puntare i piedi.
Con l’amichevole partecipazione di qualche democratico Popolare.
Le prime avvisaglie si sono viste con l’abbandono dei lavori in consiglio da parte di Tofani e Treta (Moderati e riformisti) nell’ultima seduta.
Da allora la situazione non è migliorata. Il presidente Mauro Mazzola non l’ha presa molto bene e non ha mancato di farlo notare.
Tuttavia a palazzo Gentili alcune nomine, come il vice non sono state fatte e nemmeno assegnate deleghe.
Mossa non gradita, con l’effetto di bloccare tutto. A partire dal consiglio provinciale.
Se non si convoca, con la provincia 2.0 non è un dramma.
Tuttavia, quando si tratta d’approvare punti importanti, come debiti fuori bilancio, non si va avanti, mandando in crisi anche l’assemblea dei sindaci e di conseguenza il presidente Mazzola.
In consiglio provinciale il Pd sta stretto, con Angelelli, Quintarelli, Palozzi e Cimarello. Mentre Fabbrini e Stelliferi, sempre Pd, si trovano spesso e volentieri bene sulle posizioni di Tofani, Treta e Voccia (Moderati e Riformisti).
Qualche problema di numeri c’è pure in via Saffi.
E se per ora è sottotraccia, con le elezioni comunali a giugno la situazione potrebbe degenerare.
Si mormora che Moderati e riformisti si stiano muovendo per contattare esponenti di centrodestra in cerca d’intese.
Al Pd (non Popolare) non piacerà
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