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Viterbo - Donatella Ferranti alla tavola rotonda organizzata dalla camera penale

“Puntiamo a una giustizia che garantisca i diritti”

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La presidente della commissione giustizia alla Camera Donatella Ferranti

La presidente della commissione giustizia alla Camera Donatella Ferranti

Beniamino Migliucci, presidente Unione camere penali italiane

Beniamino Migliucci, presidente Unione camere penali italiane

Andrea Morrone, professore di diritto costituzionale all'università di Bologna

Andrea Morrone, professore di diritto costituzionale all’università di Bologna

Mirko Bandiera, presidente della camera penale viterbese

Mirko Bandiera, presidente della camera penale viterbese

Carlo Mezzetti, segretario della camera penale viterbese

Carlo Mezzetti, segretario della camera penale viterbese

Il convegno della camera penale di Viterbo

Il convegno della camera penale di Viterbo

Viterbo – “Una giustizia che garantisca i diritti, efficiente ed efficace”. E’ l’obiettivo di Donatella Ferranti: il “disegno dietro lo sforzo riformatore del governo” che la presidente della commissione giustizia della Camera ha illustrato ieri, al tribunale di Viterbo.

L’occasione è la tavola rotonda organizzata dalla camera penale viterbese: “Il sistema penale italiano tra innovazioni in atto e progetti di riforma” (fotocronacaslide). Un’opportunità, per la presidente della commissione giustizia, di ritornare al palazzo di giustizia in cui è stata per anni sostituto procuratore e fare il punto sui risultati raggiunti dal governo in tre grandi settori di intervento: sovraffollamento carceri, tutela delle vittime dei reati e tutela dei beni comuni.

“Una buona legislazione”, l’ha definita Ferrenti. “Non perfetta, ma che ci ha consentito di rispondere alle sollecitazioni provenienti dall’Unione europea. Il ricorso al carcere è diminuito esponenzialmente rispetto a qualche anno fa. Se al 31 dicembre 2010 erano in 21mila i sottoposti al regime delle misure alternative, nel 2015 la quantità è cresciuta di oltre 10mila unità. 67mila detenuti in cella nel 2012, 52mila nel 2015. Numeri che danno la misura di quanto questa legislazione ha lavorato sul sistema carcerario”. “Equilibrio”, per la presidente Ferranti, è una parola-chiave, nell’ottica di una riforma della giustizia responsabile. Un equilibrio difficile, tra necessità opposte e simultanee: equilibrio tra i diritti della vittima e dell’indagato; carcere e misure alternative; inasprimento e depenalizzazione. Tra i reati da ridurre a sanzioni amministrative, anche quello di immigrazione clandestina, al centro delle polemiche. “La soluzione non è stata delle più brillanti – ammette la presidente della commissione giustizia alla Camera -. La scelta è stata quella di accantonare per ora il problema e rafforzare misure amministrative e prefettizie. Io credo che la politica debba avere il coraggio di andare avanti negli obiettivi che si prefigge, senza la paura di pressioni esasperate dell’opinione pubblica”. 

Sulla stessa linea, il presidente dell’Unione camere penali italiane Beniamino Migliucci, per il quale “onere di una politica ancora troppo timida dovrebbe essere quello di informare e formare l’opinione pubblica. Se qualcuno spiegasse che l’abolizione del reato di immigrazione clandestina non impedisce l’espulsione, non ci sarebbe nessun allarme a livello di opinione pubblica”.

Altro grande tema quello della prescrizione, affrontato in modo originale da Andrea Morrone, professore di diritto costituzionale all’università di Bologna. “E’ diventata un alibi un po’ per tutti. La politica dovrebbe cercare di mediare, chiedendo a tutti di rinunciare a qualcosa. Forse bisognerebbe rinunciare alla prescrizione, se è vero che il primo diritto dell’accusato e, di conseguenza della presunta vittima, è sapere se è colpevole o innocente”. Per Morrone, accorciare i processi si può: basta agire sui gradi di giudizio, per esempio negando l’appello al pm in caso di assoluzione in primo grado.

Per la presidente Ferranti, molto è stato fatto e molto c’è ancora da fare. “Abbiamo gettato le basi per un sistema penale diverso anche nei tempi: se il penale si libera, diminuirà il numero di procedimenti e la mole di lavoro per i tribunali. E la prescrizione diventerà un’eccezione”.


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30 gennaio, 2016

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