– Non solo una fatica, a volte un vero e proprio trauma. Il passaggio dalla scuola secondaria all’università, per molti studenti rappresenta un problema. E cominciando male, il rischio d’abbandono degli studi aumenta.
Per questo l’ateneo della Tuscia ha stipulato un protocollo con sei istituti di Viterbo, lo scientifico Ruffini, il linguistico Buratti, il pedagogico Santa Rosa, il tecnico Savi, l’Itis e l’Ipsia.
“Vogliamo creare – spiega il rettore Marco Mancini – una sorta di continuità, un orientamento e un tutoraggio ancora prima che lo studente sostenga il test d’ammissione per l’università”. Una formalità obbligatoria, che da più di una preoccupazione.
“Anche se esperienze simili le abbiamo già intraprese – continua Mancini – questa è la prima vera volta in cui ci muoviamo in modo organico”. L’accordo interessa gli studenti del quarto e quinto anno, che gradualmente entreranno in contatto con il mondo universitario.
“Attraverso forme d’accompagnamento – precisa il rettore – un orientamento mirato attraverso il quale lo studente può anche acquisire pacchetti di crediti da far valere nel suo percorso di tirocini”.
In pratica, passa dalla scuola all’università quasi senza accorgersene.
“Il progetto è ambizioso – dice ancora Mancini – coinvolge le scuole in una stretta collaborazione. L’ateneo ha un forte interesse, per ridurre il tasso d’abbandono. Un problema che riguarda in qualche modo anche la scuola”.
Differente l’approccio. “Per i ragazzi del quarto anno – spiega il professor Caporale, referente per il mondo scolastico – si affronteranno temi di loro interesse, il quinto ci si concentra sui test, che richiedono conoscenze minime”. Gli incontri saranno organizzati in accordo con gli istituti, in un periodo che non vada a creare problemi con l’attività didattica, orientativamente a febbraio.
“C’è stata ampia disponibilità da parte degli istituti – sottolinea il direttore amministrativo Cocullo – mostra un’apertura verso il territorio e aiuta gli studenti a riflettere”.
All’incontro per presentare la convenzione, presenti anche i presidi degli istituti istituti coinvolti e i colleghi delle facoltà.
“In questo ateneo – ricorda il rettore Mancini – il profitto è connesso con gli sgravi fiscali. Lo facciamo da due anni. Abbiamo adottato il libretto elettronico. Che è pubblico, significa maggiore trasparenza per l’attività che i professori svolgono”.
Intanto il rettore ha avuto l’idea di far conoscere l’iniziativa al ministro Gelmini. “Per segnalare – conclude – le sue potenzialità che si fondano sulla capacità d’interagire”.
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