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Viterbo - La questione è se la città vuol investire su sé stessa

Street art a Viterbo…

di Francesco Mattioli
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Un murale a Santiago del Cile

Un murale a Santiago del Cile 

Viterbo – E’ passato un po’ troppo sotto silenzio il mio invito, su Tusciaweb, a considerare le tante facciate cieche di palazzi e immobili viterbesi che potrebbero essere ravvivate e valorizzate dai murales della street art.

Ne sono rammaricato intanto perché, con un liceo artistico e un istituto di Belle Arti ben funzionanti in città, la sfida poteva essere raccolta; inoltre, perché se non esiste o non esiste più, allo stato attuale, un comitato per l’Arredo Urbano, è altresì vero che molti amministratori e moltissimi cittadini sono sensibili – e impegnati – nel voler migliorare l’aspetto estetico di Viterbo, magari con qualche opera d’arte che faccia sia da ulteriore richiamo turistico, sia da testimonianza dell’apertura della Città – che è anche città universitaria – alle nuove espressioni della cultura contemporanea.

Curare ciò che si ha di bello, perché ce lo hanno lasciato i nostri avi, è senz’altro meritorio – e utile – ma occorre che anche noi oggi lasciamo ai posteri qualcosa, e non può trattarsi solo di edilizia convenzionata e di parcheggi.

La città comunica. Lo fa con i propri residenti, ma lo fa anche con i forestieri, i visitatori e con il mondo attraverso i nuovi media. Comunica informazioni, regole, servizi, comunica la propria identità storica, sociale, culturale; e attraverso ciò che comunica, i suoi interlocutori si fanno un’idea di cosa sia non solo la città, ma i suoi abitanti. Così come ciascuno di noi comunica la propria identità e, come osservava Erving Goffman, cerca sempre di proporre il lato migliore di sé per ottenerne vantaggi, così anche Viterbo e i suoi cittadini dovrebbero essere impegnati a dare all’esterno la migliore visione di sé. Certo, ciascuno di noi è spesso chiuso in sé stesso a godere del proprio piccolo mondo personale e chissenefrega di cosa pensano i forestieri; ma non è così, e non è solo questione di orgoglio civico, è questione che se Viterbo è nota e apprezzata nel mondo ne guadagniamo tutti e ne guadagneranno sicuramente i nostri figli, in termini di opportunità economiche e culturali.

Le buche nelle strade non sono certo un buon modo di comunicare e sarà pure colpa degli amministratori; ma ci sono anche i danni che i singoli cittadini fanno ad una buona comunicazione: incuria, sporcizia, bruttezze edilizie, vandalismi. Ciò significa che siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo: se esigiamo di non essere sudditi, dobbiamo anche essere pronti a diventare protagonisti. Con spirito costruttivo e partecipativo.

Ma non divaghiamo. Torniamo al nostro discorso, prendiamo ad esempio il palazzo che sta di fronte a Porta Romana. Per chi viene dalla Cimina diventa una sorta di muro che non solo e non tanto impedisce di godere della Porta, cioè dell’ingresso storico della città, ma comunica anche un senso di banalità, di anonimato architettonico che fa male alla vista, soprattutto se contrapposto alla Porta, ma anche alla maestosità e alle implicazioni culturali della chiesa di Santa Maria in Gradi, sede universitaria.

Vero: è proprietà di privati che potrebbero non essere interessati all’intervento: ma se l’intervento per loro fosse gratis? Se la propria abitazione divenisse un’attrazione culturale? Se la città fosse loro grata per aver acconsentito ad una migliorìa urbana? E’ a loro che mi appello. E questo vale per moltissimi altri immobili, sparsi soprattutto fuori le mura, che potrebbero essere valorizzati, valorizzando a loro volta la periferia.

A ben vedere, l’impegno economico – che con un paio di sponsor e un piccolo contributo degli enti locali potrebbe essere piuttosto ridotto, molti rinomati artisti di strada si esprimono quasi gratis – non è l’aspetto più importante. La questione è se la città vuol investire su sé stessa, abbellendo e rivalutando culturalmente anche la sua periferia, senza limitarsi a qualche giardinetto mal tenuto e a qualche anonima rotonda spartitraffico.

A Teheran ci sono tanti murales che abbelliscono i palazzi: una città moderna certo, e desiderosa di farsi nuovo polo turistico internazionale, ma come si sa non particolarmente “aperta” all’innovazione culturale. Eppure….

Francesco Mattioli


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28 febbraio, 2016

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