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Storia - Violenze dei goumiers durante la seconda guerra mondiale - Ferdinando Signorelli: "Atrocità dimenticata"

“Vergognosa inerzia dello Stato sulle marocchinate…”

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Ferdinando Signorelli

Ferdinando Signorelli 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Manca tuttora nel grande libro della nostra memoria storica collettiva, la pagina veritiera riguardante la dolorosa vicenda delle 60mila donne italiane definite le “marocchinate”. Un brutto termine usato per indicare quelle vittime che, durante la seconda guerra mondiale, in Italia, subirono la violenza degli stupri da parte delle truppe marocchine del contingente francese della V Armata Americana.

Fatti, questi, che si susseguirono e accompagnarono la loro avanzata, dallo sfondamento del fronte di guerra di Cassino nel maggio 1944, sino ai territori del Lazio, del Grossetano, del Senese. E’ stata richiesta l’istituzione della memoria delle “marocchinate” e la locuzione di “crimine contro l’umanità”, senza alcun risultato. Come pure sono stati interessati i vari governi per conoscere la sorte toccata alle 60mila pratiche presentate dalle donne violentate per l’accertamento finalizzato al loro riconoscimento di vittime civili di guerra, ma senza nessun apprezzabile riscontro da parte della burocrazia, nelle cui agghiaccianti voragini si sono lasciate spegnere le speranze di un riscatto.

E’ ormai impensabile oggi ogni possibile ripristino di questo iter, che avrebbe effetto su un numero inconsistente di soggetti sopravvissuti. In mancanza e in attesa di un atto formale che ponga quegli eventi nelle loro giusta collocazione storica, come avvenuto per le vittime delle foibe, riteniamo, ancora una volta, che l’ormai prossima celebrazione internazionale per la donna possa rappresentare l’occasione di stimolo, di solidarietà e di memoria nei confronti della vergognosa inerzia dello Stato italiano, che non si comporta come patria comune.

Nei giorni che seguirono la caduta di Esperia, avvenuta il 17 maggio 1943, 7000 “goumiers” marocchini devastarono, rubarono, razziarono, uccisero e violentarono circa 3500 donne, di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni.Vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui alcuni ragazzi e anche un sacerdote, don Alberto Terrilli, parroco di Santa Maria di Esperia, che morì due giorni dopo a causa delle sevizie.

Molti uomini che tentarono di proteggere le loro donne vennero impalati. In una relazione degli anni Cinquanta si legge che “su 2mila donne oltraggiate, il 20 per cento fu riscontrato affetto da sifilide, il 90 per cento da blenorragia; molti i figli nati dalle unioni forzose. Il 40 per cento degli uomini risultarono contagiati dalle mogli. Senza contare la distruzione dell’80 per cento dei fabbricati, la sottrazione di gioielli, abiti, denaro e del 90 per cento del bestiame.

Queste truppe furono fatte sfilare, come “marcia premiale” il 4 giugno 1944, in via dei Fori Imperiali, a Roma.

Ferdinando Signorelli
Presidente onorario dell’associazione nazionale “Vittime delle marocchinate”


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7 marzo, 2016

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