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Viterbo - Polizia - Operazione Business e Friend’s - Scoperta associazione a delinquere

Truffe a compagnie telefoniche, 9 indagati

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Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione 

La polizia

La polizia 

Viterbo – Truffe a compagnie telefoniche, scoperta associazione a delinquere.

A seguito di un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Viterbo protrattasi per diversi mesi, personale della polizia di Stato della squadra mobile della questura di Viterbo ha individuato un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa, composta da 9 individui.

Le indagini sono scaturite da un altro filone investigativo nell’ambito di un procedimento penale iscritto presso la locale procura relativo ad un tentativo di estorsione in danno di un commercialista viterbese. Le attività relative a quel procedimento penale, in particolare intercettazioni telefoniche, hanno fatto emergere ulteriori spunti investigativi che stando agli investigatori hanno svelato agli inquirenti l’esistenza di un articolato sodalizio criminale dedito a mettere in atto numerose truffe, in danno delle società di telefonia mobile, Wind, Tim, Vodafone H3G e Teletu.

In merito a tali e diversi spunti d’indagine, l’autorità giudiziaria ha effettuato uno stralcio che ha consentito di avviare un autonomo procedimento penale, avente come ipotesi i seguenti reati: artt. 416, 640 e 61 n.7 c.p.

Le attività svolte consentivano di accertare che in un comune della provincia di Mantova, S.Benedetto Po, alcuni soggetti di origine calabrese, in stretto contatto con parenti residenti in provincia di Crotone, avevano messo in piedi un efficace meccanismo truffaldino che si sostanziava nella stipula di centinaia di “contratti multi business e consumer” che prevedevano la fornitura di apparecchiature tipo i phone, tablet e i pad, di notevole pregio e valore economico, a fronte di un piano di finanziamento proposto con offerte commerciali dalle maggiori compagnie della telefonia.

 Entrati in possesso degli strumenti elettronici, gli indagati rivendevano subito a basso costo le apparecchiature e non onoravano il finanziamento.

Il collaudato meccanismo delinquenziale prevedeva che ognuno degli associati avesse precisi compiti per realizzare gli illeciti proventi, ammontanti a diverse decine di migliaia di euro. L’attività investigativa svolta consentiva di acquisire chiari elementi di reità che venivano evidenziati in specifiche informative di reato, trasmesse al pubblico ministero inquirente, il quale emetteva l’avviso agli indagati della conclusione delle indagini preliminari con la contestazione del reato associativo.

Si precisa che per le notifiche dei citati avvisi ai sensi dell’art. 415 bis c.p.p., quest’Ufficio è stato coadiuvato dalle Squadre Mobili di Crotone e Mantova in quanto alcuni degli indagati risultano dimoranti nei territori di loro competenza.


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9 marzo, 2016

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