Viterbo – Un’intera famiglia impegnata nelle truffe ai gestori telefonici.
E’ l’operazione “Business & Friends” (video – fotocronaca – slide): così la squadra mobile viterbese ha chiamato l’indagine sui contratti fasulli con Tim, Wind e altre note compagnie stipulati solo per avere iphone e ipad (o altri tipi di smartphone e tablet) gratis da rivendere al dettaglio prezzi stracciati. Contratti fasulli perché venivano sottoscritti e pagati solo per qualche mese. Il vero obiettivo dei nove finiti sotto inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla truffa erano i cellulari e i tablet di ultima generazione avuti a costo zero ma che tanto potevano fruttare.
La stima è ancora in corso, ma il gruppo avrebbe stipulato almeno un centinaio di contratti multi business e consumer, per un giro d’affari di almeno 100mila euro.
Tra i nove nel registro degli indagati del pm Paola Conti, sei sono originari della Calabria, tre del nord Italia. Tra loro, anche due donne e un cittadino di origini marocchine con cittadinanza italiana.
Truffatori seriali, secondo il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione, che ha seguito le indagini insieme agli agenti della prima sezione. Un lavoro anche di interprete fatto in prima persona dal dirigente: l’indagine si basa su una mole sterminata di conversazioni in dialetto calabrese stretto. Un dialetto che il capo della mobile conosce bene, venendo da Crotone.
Presunte truffe che attraversavano l’Italia, collegando le province di Mantova e Crotone. Gli estremi erano i paesi di San Benedetto Po (Mantova) e Cirò Marina (Crotone), dove abitavano un 42enne e un 34enne, zio e nipote, ritenuti i principali artefici del raggiro.
L’indagine, nel settembre 2014, partì proprio da loro. I due uomini erano tra i quattro denunciati per tentata estorsione da un commercialista viterbese. Dal professionista, volevano 50mila euro: somma che, a loro dire, gli era stata rubata.
Avevano iniziato a tempestarlo di telefonate minacciose al suo studio. L’interlocutore, che diceva di parlare dalla Calabria, prometteva di venire a Viterbo con altre persone per risolvere la questione. Il commercialista avrebbe trovato in segreteria telefonica anche un messaggio: “Sono l’amico della Calabria – dicevano dall’altro capo del filo -. Presto avrà mie notizie. Ci vediamo. Non si preoccupi”. I poliziotti della squadra mobile risalirono prima a una coppia originaria della Calabria ma residente a Viterbo, poi a due parenti della donna: zio e nipote. Uno residente a Cirò, l’altro a San Benedetto Po, con precedenti per rapina e reati contro il patrimonio.
Entrambe le indagini, sia quella per tentata estorsione, sia “Business & Friends”, sono chiuse. In attesa delle richieste di rinvio a giudizio della procura.
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