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Viterbo - Comune - Oltre quella gratuita fino a 2mila euro - Ma il cammino del provvedimento è ancora lungo

Buoni mensa si ricomincia, individuate 5 fasce

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Viterbo - Comune - Seconda commissione - Il presidente Treta e il dirigente Celestini

Viterbo – Comune – Seconda commissione – Il presidente Treta e il dirigente Celestini

Viterbo - Comune - Seconda commissione - La maggioranza

Viterbo – Comune – Seconda commissione – La maggioranza

Viterbo - Comune - Seconda commissione - L'opposizione

Viterbo – Comune – Seconda commissione – L’opposizione

Viterbo – (g.f.) – Tariffe mense scolastiche, si riparte.

Un pasticcio senza fine, da quando lo scorso luglio sono stati varati i nuovi prezzi, mai applicati a furor di popolo, per le proteste dentro il palazzo da parte dell’opposizione e fuori dai genitori.

E’ ancora in vigore la tariffa unica di mariniana memoria, mentre l’amministrazione vuole introdurre fasce.

Chi più ha, più paga. E viceversa. Peccato che su chi paga e quanto paga, tante idee e ben confuse.

Dopo avere elaborato un’infinità di proposte, ieri mattina in seconda commissione si è ripartiti da zero.

Partorita l’ennesima proposta, smontando quella di giunta, senza arrivare al voto.

Se ne riparla la prossima settimana e poi si va in consiglio comunale. C’è tempo. Il prossimo anno scolastico è lontano. Dopo santa Rosa.

Il nuovo schema prevede con un reddito Isee fino a duemila euro, l’esenzione totale.

Da 2001 8.500 euro, 2 euro per il primo figlio e un euro e 50 per il secondo figlio. Da 8.501 a 18mila euro, 2,5 euro per il primo e 2 euro per il secondo.

Da 18.001 a 29mila euro, tre euro per il primo figlio e 2 euro e 50 per il secondo. Da 29.001 euro a 40mila, 4 euro e 25 per il primo figlio, 3 euro e 75 per il secondo.

Oltre 40mila si paga 5,16 euro per il primo figlio, ovvero l’intero costo sostenuto dal comune per singolo pasto e 4,50 euro per il secondo.

Oggi la tariffa è unica tre euro primo figlio, 2 euro e 50 il secondo. Non si paga dal terzo in poi.

Dalla maggioranza, Paolo Simoni (Oltre le mura)ha pronto un emendamento per far pagare qualcosa in più ai non residenti. Modalità da stabilire. Sono 80 in tutto gli utenti non del capoluogo.

Attualmente il numero più alto di famiglie è quello che fa riferimento a un reddito superiore a 40mila euro. Sono 487.

Questo perché la documentazione è stata presentata in base a fasce di reddito oggi cambiate. La più alta era di 25mila euro. Chi la superava non aveva interesse a presentare l’Isee, comunque avrebbe pagato la tariffa più alta.

“Quello che temo – dice Gianmaria Santucci (Fondazione) – è che si tratti di nuclei familiari il cui reddito si aggira sui 26mila o 28mila euro.

Poco sopra il vecchio limite e molto lontani da 40mila euro e potrebbero sopportare un aumento significativo, da tre a 4 euro e 50. Il 50 per cento in più”.

Seppure dalla maggioranza c’è chi come Christian Scorsi (Pd) fa notare che il nuovo regime tagli della metà i costi a chi ha un reddito basso.

Siamo appena all’inizio. Di nuovo.


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16 marzo, 2016

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