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Viterbo - Pasqua da dimenticare per una 63enne - Cade dai gradini e si fa male alla spalla

Scivola sul guano di piccione, 25 giorni di prognosi

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Viterbo - La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo – La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo - La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo – La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo - La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo – La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo - La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo – La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo - La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi - Il corrimano pieno di guano

Viterbo – La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi – Il corrimano pieno di guano

Viterbo - La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi - Il corrimano pieno di guano

Viterbo – La scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi – Il corrimano pieno di guano

Viterbo – Scivola sul guano di piccione e finisce in ospedale: venticinque giorni di prognosi.

Una domenica di Pasqua da dimenticare per un’energica 63enne. La donna, G.P., stava scendendo le scalette che da via Ascenzi portano a via Valle Piatta, nei pressi della chiesa di santa Maria della Salute.

Davanti a lei un tappeto di escrementi di piccione e la necessità di fare un continuo slalom per non calpestarlo. L’impossibilità di utilizzare il corrimano – anch’esso ricoperto di guano -, su dei gradini che di per sé non stabili e regolari.

Un’attenzione certosina a dove mettere i piedi. Poi l’errore, fatale, di poggiare la suola della scarpa sul degrado. Un volo di cinque, sei gradini.

“Mi sono ritrovata – racconta la donna – riversa a terra in via Valle Piatta con un atroce dolore alla spalla e non potevo muovermi. Ho visto le stelle, un dolore fortissimo, peggiore di quello del parto. Fortunatamente c’erano mia figlia e mio genero che mi hanno soccorsa e portata in ospedale: venticinque giorni di prognosi”.

Ora anche i gesti e i movimenti più semplici sono diventati insormontabili. “Mi sono lussata la spalla destra – continua – e ho il braccio totalmente bloccato. Non posso più cucinare, scrivere e lavarmi autonomamente. La notte non dormo più, un po’ per il dolore e un po’ perché ho paura di farmi di nuovo male”.

In questi venticinque giorni di prognosi i medici sperano che i legamenti ritornino al loro posto. Poi inizierà un lungo periodo di terapie e riabilitazioni.

“Caro sindaco – conclude la donna lanciando un messaggio al primo cittadino Leonardo Michelini -, se mi sono fatta male è perché le strade della sua città sono sporche e indegne. La pulizia non va fatta solo nelle piazza e nelle vie principali ma anche nei vicoli, perché i piccioni ancora non portano le mutande”.


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3 aprile, 2016

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