Roma – Un circuito turistico nuovo e alternativo. Dimore, ville, complessi architettonici, parchi e giardini storici. Un obiettivo cui punta la legge che ho voluto proporre con il prezioso contributo di altri colleghi, approvata in commissione cultura della Regione Lazio e che a breve arriverà in consiglio per l’ultimo passaggio prima che possa diventare un dato di fatto.
Un’offerta turistica originale che vuole mettere in rete e in sinergia – questa la principale novità – un patrimonio finora sconosciuto, garantendone non solo la fruizione pubblica da parte di tutti, ma anche il suo sviluppo attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Premiando soprattutto le start up giovanili.
Una legge che guarda fin da subito a due traguardi comunicanti tra loro all’interno di un’unica filiera. Da un lato, la necessità di riscoprire tutte le nostre ricchezze e metterle in evidenzia attraverso la creazione di vere e proprie “reti cognitive” e percorsi che ne permettano l’accesso sia ai turisti sia agli abitanti stessi dei luoghi generando inoltre circuiti virtuosi capaci di creare indotto economico e quindi reddito e occupazione per il territorio.
Ville, parchi, giardini storici sono spesso a diretto contatto con il tessuto urbano con i suoi bar, i suoi negozi, le strutture alberghiere, la ristorazione e l’offerta enogastronomica. A portata di mano del turista, in un contesto che spessissimo ha anche altro da proporre in termini di bellezza ed eccellenza.
Visitare una dimora storica significa poi ritrovarsi in paese dove mangiare, dormire, spendere e muoversi di nuovo per visitare il territorio circostante ricchissimo, per quanto riguarda il Lazio e la Tuscia, di altre testimonianze artistiche. Ad un passo, di solito, da riserve naturali, boschi, mare e laghi. Valorizzare e investire sui complessi architettonici – che talvolta nascondono stili insospettabili eppur presenti sulle nostre terre – significa pertanto mettere immediatamente un intero territorio a sistema arricchendolo economicamente e culturalmente attraverso uno scambio e una partecipazione continui alla bellezza dei luoghi.
Un sistema in grado anche di rappresentare un valore aggiunto in vista di nuove progettualità legate ai finanziamenti europei, come ad esempio il Programma di sviluppo rurale, perché renderebbe i territori ancor più ricettivi e dinamici.
D’altro lato, tutto questo è possibile solo se investiamo sui piccoli centri, sulla formazione e sulle start up giovanili. I nuovi processi e percorsi turistici possono funzionare pienamente soltanto se ci mettiamo immediatamente in un’ottica di ricambio generazionale. Le leve della nuova economia in mano ai giovani chiamati a gestire il proprio futuro sul territorio dove sono nati e cresciuti in vista del suo sviluppo. Uno sviluppo che vuole fare delle risorse della propria terra la sua principale ragion d’essere.
Giovani che vanno poi formati alla riscoperta e all’apprendimento dei mestieri artigiani, alla cura del patrimonio ambientale e allo sviluppo di nuove forme di racconto del territorio e delle sue culture attraverso nuove figure di “narratori di comunità”. E’ infine una sfida che vinciamo solo se scommettiamo fino in fondo sui piccoli centri. La legge non riguarderà infatti grandi centri urbani come ad esempio Roma, ma si concentra sui territori e sulla loro capacità di essere la colonna portante della nostra regione.
Riccardo Valentini
Consigliere regionale Pd
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