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L'irriverente - Riflessione sul referendum e la democrazia

Al voto, al voto anche per non darla vinta

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

Viterbo – Tra poco meno di due mesi la repubblica avrà compiuto settant’anni da quel 2 giugno 1946 quando in un referendum andò a votare quasi il 90% dei cittadini, nonostante livelli culturali ed economici tanto più bassi degli attuali e che le donne lo facessero per la prima volta.

Nell’Italia in pezzi per la guerra mancava perfino il pane ed abbondavano le macerie. Eppure, con quell’afflusso quasi totale ai seggi elettorali, i cittadini, votando, dimostrarono non solo di essere la fonte teorica del potere ma di esercitarlo davvero e con una forza tale da garantirsi politici che portarono poi al benessere del “miracolo economico”.

Settant’anni dopo si cresce al ritmo di zero virgola, peraltro indotto dai soldi gratis della Banca Europea; i partiti si definiscono “ liquidi”, cioè sempre meno sede di discussione e scelta e sempre più sigle di proprietà di chi li finanzia o li fa finanziare; un quarto degli italiani non va a votare e le astensioni sono date in aumento.

Si piange sullo scarso numero dei votanti, ma solo la sera delle elezioni perché poi si gioisce: meno siamo e meglio stiamo, a minori controlli può corrispondere infatti maggiore licenza per chi comanda, compresa la surroga nel voto per legge.

Come per le province che dopo la soppressione ci sono ancora, ma i consiglieri non li elegge la gente bensì altri consiglieri; il senato eletto tra tutti da sopprimere sostituendolo con un altro eletto tra pochi; capilista e liste per la Camera da presentare in modo che chi le fa elegga (nomini) la maggior parte di quelli che gli elettori non potranno cancellare.

Addirittura, se c’è un referendum contro decisioni del governo, il governo stesso che è ancora nominalmente democratico, cioè del popolo, invita il popolo stesso a non andare a votare.

Che sta succedendo? Perché e per chi? Per i soliti ignoti che suggeriscono nomi ed atti ai notabili di turno?

Non sarà il caso di ricominciare a credere nel potere del voto tornando in massa alle urne, riprendendo cioè gusto a far contare come ognuno la pensa? Insomma aumento dei votanti e con esso il peso degli elettori.

Chissà che con il controllo in massa vero da parte del popolo, possano tornare a crescere – e non a chiacchiere – Pil, occupazione e benessere, come settant’anni fa.

Dipende da noi non darla vinta a chi volesse anziché cittadini sovrani, sudditi sconfitti.

E non è un modo di dire.

Renzo Trappolini


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13 aprile, 2016

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