Rieti – Acquistavano auto usate con assegni falsi.
Al termine di una lunga indagine, iniziata nel gennaio 2015, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Rocco Gustavo Maruotti, il personale della terza sezione della squadra mobile della questura di Rieti, diretta da Antonella Maiali, ha disarticolato un’organizzazione criminale, avente caratteristiche associative, operante su tutto il territorio nazionale, dedita alla truffa, estorsione, ricettazione e riciclaggio internazionale di auto di grossa cilindrata e altri mezzi di locomozione di ingente valore commerciale. Semplice il modus operandi: compravano auto usate con assegni falsi. Accertata una vittima anche nella Tuscia.
L’operazione è partita all’alba di giovedì e si è conclusa con l’esecuzione di sei delle otto misure cautelari disposte dal gip del tribunale di Rieti, Andrea Fanelli.
“I poliziotti reatini – come si legge in una nota diffusa dalla questura locale – hanno operato in collaborazione con le squadre mobili delle questure di Bologna, Pescara e Foggia, nonché con la polizia stradale di Pescara ed il commissariato di San Severo, arrestando:
Marco Canistro del 1979 e Luigi Minò del 1984, destinatari della misura cautelare della custodia in carcere, che sono stati portati al carcere di Foggia;
Luigi Canistro del 1973, Luigi Gualano del 1955 e Antonietta Di Lillo del 1957, destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari.
Inoltre, è stata notificata ad Anna Giovanna Lomvbardi del 1972 la misura cautelare dell’obbligo di dimora.
Al momento – continua il comunicato – sono ancora ricercati Roberto Canistro, del 1977, destinatario della misura cautelare della custodia in carcere e Nerijus Paliulis, cittadino lituano del 1976, destinatario della misura cautelare dell’obbligo di dimora e del divieto di espatrio”.
Il sodalizio criminale, composto in totale da dieci persone, tutti già noti alle Forze di Polizia e originari della provincia di Foggia (in particolare San Severo e Torre Maggiore), con la sola eccezione del lituano, si caratterizza per una forte componente familistica: molti degli associati, infatti, sono legati tra loro da vincoli di parentela, il che ha reso il “consorzio criminale” particolarmente coeso.
L’associazione aveva base fra le province di Pescara e Foggia e, come accertato dagli agenti, era solita colpire su tutto il territorio nazionale, con predilezione per la “dorsale adriatica”.
Le indagini sono state svolte con metodi tradizionali, avvalendosi anche della collaborazione della polizia stradale di Rieti, Pescara e Bolzano e con attività tecniche di intercettazione.
Questo complesso sforzo investigativo ha consentito agli agenti della mobile reatina di ricostruire ben 41 reati, due dei quali consumati a Rieti ai danni di noti imprenditori, ricostruendo la storia di ogni veicolo truffato, per un danno economico per le vittime di oltre un milione di euro.
Il consolidato modus operandi dei malviventi, che agivano da diversi anni, consisteva, come accertato dagli investigatori, nel contattare i proprietari di macchine messe in vendita sui principali siti internet di compravendita di beni usati, per concordare un appuntamento per l’acquisto del veicolo. Incontro che si svolgeva generalmente nella città di residenza della potenziale vittima il successivo venerdì pomeriggio.
Una volta visonato il veicolo da parte dell’acquirente e di un complice che si fingeva meccanico, le cui verifiche erano in realtà mirate ad accertare che sulla macchina non fossero istallati geo-localizzatori gps, il veicolo veniva pagato tramite un assegno circolare falso o privo di provvista, apparentemente emesso da noti istituti bancari pugliesi, per poi formalizzare il passaggio di proprietà presso un’agenzia telematica Aci.
Una volta portato a segno il colpo, i malviventi, a folle velocità, come accertato dai verbali dei Tutor elevati ai veicoli interessati, tornavano verso Pescara per poi rientrare a San Severo (Fg), dove facevano perdere le loro tracce anche attraverso l’immediata disattivazione delle utenze telefoniche utilizzate per contattare le vittime.
Nel frattempo, la parte offesa non riusciva a verificare la genuinità né la provvista dell’assegno, per la chiusura delle banche nel fine settimana.
Il giorno seguente, l’acquirente/truffatore, che aveva acquistato il veicolo utilizzando i propri documenti, andava in un Ufficio di Polizia o dei Carabinieri, per denunciare lo smarrimento dei documenti della macchina.
In questo modo, poco dopo, con la sola denuncia e l’intestazione del veicolo, si recava in un’agenzia telematica Aci dove poteva effettuare legalmente la radiazione dal Pra per esportazione internazionale dell’automezzo.
“Una volta terminata l’operazione – si legge nella nota della questura – le auto venivano dislocate lungo i parcheggi della statale Adriatica, in attesa che Paliulis, commerciante lituano di auto, le facesse caricare su proprie bisarche per poi trasportarle e successivamente riciclarle all’estero, e precisamente in Francia, Germania, Bulgaria, Romania, Polonia, Estonia, Lituania e Finlandia.
Tutta l’attività – continua il comunicato della polizia – era promossa e diretta da Roberto Canistro, un sanseverese abitante a Pianelle (PE), con la complicità della moglie, Anna Giovanna Lombardi, titolare di una rivendita di autovetture, utilizzata per fornire “copertura” alla realizzazione degli affari illeciti del sodalizio.
Organizzatore e braccio destro di Roberto Canistro, il fratello Marco, che collaborava con il primo in tutte le attività di direzione dell’associazione ed eseguiva materialmente la gran parte delle truffe, fingendosi meccanico.
Il ruolo di organizzatori – continua la nota della questura – è stato riconosciuto anche a Luigi Canistro, altro fratello di Roberto, e Luigi Minò, anch’essi esecutori materiali di gran parte delle truffe.
Il ruolo di partecipi all’associazione è stato riconosciuto agli altri soggetti destinatari di misura cautelare nonché ad altri due indagati, T.S. e G.G. (sanseveresi di 45 e 55 anni), che eseguivano materialmente alcune truffe spendendo la propria identità”.
Molte delle auto sono state recuperate e sequestrate, anche all’estero. Alcune sono già state restituite agli aventi diritto.
Secondo quanto accertato dagli investigatori, gli associati, tramite elaborate tecniche di sostituzione di persona, in taluni casi sono anche riusciti, con l’aiuto del titolare di un’agenzia di pratiche auto compiacente, a cedere le autovetture a regolari rivendite di autoveicoli nel nord Italia.
Il sodalizio criminale, oltre ai predetti veicoli, nell’arco temporale d’interesse ha anche truffato natanti, moto d’acqua e macchine operatrici e agricole. E proprio nel Viterbese si è verificata una truffa simile nell’ottobre del 2014 per l’acquisto di una moto d’acqua.
Di rilevante interesse investigativo anche la riproduzione fedele di assegni circolari di varie banche forniti agli ignari venditori, che in alcuni casi hanno ingannato anche i bancari dove gli stessi titoli sono stati posti all’incasso.
“In un caso eclatante – si legge nella nota della questura relatoiva all’operazione -, a dimostrazione dell’abilità dei soggetti, gli stessi, dopo aver truffato il proprietario di una Porsche Cayman del valore di oltre 50mila euro, auto che si facevano consegnare dal venditore direttamente a San Severo (FG), prima di accompagnarlo alla stazione ferroviaria per consentirgli di prendere il treno che lo avrebbe riportato nella città di provenienza, con il pretesto di “brindare all’affare reciprocamente appena concluso” si facevano “offrire” dalla vittima un costoso pranzo a base di pesce presso un noto ristorante locale.
In un’altra occasione gli associati hanno anche provato a ricattare la vittima di truffa chiedendole denaro per ottenere la restituzione del veicolo, con il noto meccanismo estorsivo del cosiddetto cavallo di ritorno”.
“Un importantissimo risultato – ha dichiarato il questore di Rieti Gualtiero D’Andrea – soprattutto in considerazione della difficoltà di collegare tra loro fatti avvenuti in tempi e località tanto diversi. Solo grazie alla tenacia e alla professionalità degli agenti della squadra mobile, sapientemente coordinati dalla procura della Repubblica di Rieti, si è riusciti a intuire l’esistenza di un vincolo associativo e a disarticolare un sodalizio criminoso che per anni ha approfittato della buona fede di ignari cittadini”.
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