Viterbo – “Quasi una storia che continua grazie alla magia del cinema: della precedente elezione si ricorda la durata, ma non si ricorda che fu eletto un grande Papa”.
Così il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli ha accolto la proiezione, all’interno di una sala del Conclave strapiena e davvero suggestiva, di “Chiamatemi Francesco”, il film su Bergoglio di Daniele Luchetti prodotto da Taodue (fotogallery – slide).
Il regista e la produttrice Camilla Nesbitt erano presenti a Viterbo, con “mister festival” Marco Müller nel ruolo di moderatore (la Nesbitt tra l’altro è la figlia di Lucy, nota a Viterbo per la sua attività di organizzatrice culturale).
A promuovere l’evento il Tuscia Film Fest e la Curia di Viterbo.
“Un’iniziativa che abbiamo visto subito con piacere”, ha spiegato il vescovo prima che il buio calasse nella sala d’eccezione.
Un film, per chi lo ha visto, che racconta non in maniera agiografica la vita di Bergoglio prima di diventare Papa.
“Il rischio era quello – ha spiegato Luchetti al termine della proiezione – vale a dire narrare la vicenda di un uomo predestinato: Francesco, che ha avuto comunque ruoli importanti (responsabile dei Gesuiti per l’America Latina, cardinale di Buenos Aires) è stato invece un sacerdote quasi comune, ma toccato dalla grazia di Dio, e che mette sempre al centro del suo agire il Vangelo. Il mio approccio è stato quello di un laico, che dopo quest’esperienza crede nella gente che crede”.
Nel film, che a settembre verrà proiettato in una versione più lunga sulle reti Mediaset, si vede il futuro Papa studente, alla guida dei Gesuiti e pronto ad aiutare chi fugge dalla dittatura di Videla, lo si coglie sempre dalla parte dei più poveri, con lo stesso accento e impegno su cui ha basato tutto il suo pontificato.
“Lei non capisce il valore di quei terreni”, dice a Bergoglio il braccio destro del sindaco di Buenos Aires prima di uno sgombero forzato che avrebbe dovuto abbattere delle casupole per costruirci una zona residenziale. “Lei non capisce il valore della gente che ci abita”, risponde quello che allora era il vescovo ausiliario di Buenos Aires. Ogni azione è guidata da un filo rosso, quello della fede e della preghiera che “aiuta a far depositare le emozioni”.
Non nasconde la soddisfazione Mauro Morucci, direttore del Tuscia Film Fest.
“Luchetti e Müller, che ringrazio per la loro presenza, sono due amici del festival e ci hanno subito dato una mano – spiega Morucci -. Un grazie anche a Taodue e, soprattutto, alla Curia di Viterbo: abbiamo lavorato davvero bene insieme, spero che la collaborazione prosegui in futuro”.
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