Viterbo – Un’odissea per portare la moglie invalida al cimitero con la macchina.
Paolo Roselli, artigiano viterbese, non pensava di dover affrontare una lunga serie di traversie burocratiche per un’autorizzazione.
Si tratta del permesso per poter entrare al cimitero in auto con la moglie Daniela Pini, invalida al cento per cento, con tanto di certificazione della commissione sanitaria della asl e costretta sulla sedia a rotelle. Pensava fosse abbastanza per ottenere il tesserino per il parcheggio. Niente da fare.
“Mia moglie doveva sottoporsi a un’ulteriore visita medica davanti a una commissione asl – racconta Roselli -. Il permesso poteva essere rilasciato solo con quella visita. Non importava se era già stata riconosciuta due anni fa invalida al cento per cento dalla stessa asl. Ho trovato incredibile che ci si chiedesse la conferma della conferma, ma abbiamo fatto anche questa seconda visita”. Permesso rilasciato, pensando valesse pure per il cimitero: sbagliato.
“Il San Lazzaro richiedeva un’autorizzazione a parte per accedere e sostare oltre i cancelli – continua Roselli -. A noi il permesso interessava più che altro per questo: poterci recare al cimitero sulla tomba di nostro figlio. La polizia locale mi ha mandato all’ufficio cimiteriale all’Ellera”. Anche qui, niente che sia facile e immediato.
“Stavolta serviva un certificato medico a pagamento. Sempre per attestare l’invalidità di mia moglie. A quel punto, mi sono cadute le braccia e ho detto alla dipendente: ‘No, guardi, lasci, non fa niente…’. E sono andato via”. Passato un mese, non hanno ancora il permesso e non lo avranno finché non forniranno il certificato.
Lo sfogo di Roselli è contro il sistema. “Non me la prendo con i vigili o con i dipendenti degli uffici. Ci mancherebbe. Non me la prendo proprio con nessuno in realtà… Ma possibile che non ci sia un modo snellire le procedure? Regole su regole e documenti su documenti. Alcuni sicuramente inutili, perché che senso ha certificare tre volte l’invalidità di mia moglie? Già la vita di un malato e di chi lo accudisce non è semplice. In più, mille ostacoli per complicare tutto. Una cosa è certa: moriremo stritolati dalla burocrazia”.
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