Tuscania – Riceviamo e pubblichiamo – Devastazione ambientale del territorio, lesioni irreversibili e deturpanti per il paesaggio, danni gravissimi per le coltivazioni e gli allevamenti.
Sono queste le conseguenze che i territori di Tarquinia e Tuscania potranno subire se il folle progetto delle 17 pale eoliche piantate in queste zone andrà avanti. E se questo accadrà o meno lo sapremo in occasione della conferenza dei servizi convocata per il prossimo 16 maggio a Viterbo. Circostanza, questa, portata a conoscenza dell’opinione pubblica solo grazie all’azione vigilante che Assotuscania svolge a difesa del paesaggio, dell’ambiente e dei beni culturali.
Su questa lotta contro lo scempio eolico che piazzerebbe sul terreno, nei boschi e sulle campagne del comprensorio di Montebello a cavallo fra i due gioielli della Tuscia, mostri da 186 metri di altezza, mai impiantati in Europa se non nel mare della Finlandia, Assotuscania ha raccolto il consenso e l’appoggio delle principali associazioni: Fai, Italia Nostra, Lipu, Federazione Pro Natura, Mountain Wilderness, Fondazione Etruria Mater e tante altre si sono schierate al suo fianco.
E su questa battaglia che sarà condotta senza esitazione su tutti i fronti, politici, amministrativi, giudiziari, è fondamentale il coinvolgimento di altre associazioni (a cominciare da quelle agricole), delle forze sociali e delle istituzioni. È proprio da questo fronte, secondo autorevoli indicazioni raccolte da Assotuscania, che arrivano le notizie più importanti. Che parlano di un comune e responsabile convincimento delle giunte comunali di Tarquinia e Tuscania che dovrebbero a breve convocare sedute straordinarie dei consigli comunali per puntare a delibere che boccino il progetto all’unanimità.
Su questo progetto sono forti le preoccupazioni di Assotuscania anche per altri aspetti su cui chiediamo di fare chiarezza.
Stando alle visure che sono a disposizione del pubblico, si è constatato come dietro a questo progetto ci sia una holding austriaca che controlla una società di diritto italiano con sede a Gorizia (perché?) e che entrambe le società siano riferibili a un solo soggetto, imprenditore austriaco. Sarà in grado la politica locale, regionale (che lo scorso anno bocciò il progetto in sede di commissione ambiente), e quella nazionale di domandarsi a chi diamo in mano le nostre terre?
Assotuscania
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