Sutri – Aveva 86 anni Domenico Curti, l’uomo morto nell’incendio in un appartamento a Sutri in via Pettirossi domenica sera.
Una tragedia finita nelle pagine di cronaca dei mezzi d’informazione. Ma il nome di Curti non era la prima volta che ci finiva.
Un altro episodio lo ha visto al centro dell’attenzione ormai quasi trent’anni fa.
Era il 9 giugno del 1989. Allora 58enne, entra in un asilo e sequestra un bambino di quattro anni, la nonna, una pediatra e l’autista dello scuolabus.
Facendo piombare nell’angoscia un intero paese.
Il sequestro dura sei interminabili ore.
Alla fine l’uomo si arrende e dovranno essere i carabinieri a difenderlo da una folla inferocita che lo aspettava all’uscita dell’asilo.
Un episodio che destò l’attenzione non solo a livello locale, ma anche della stampa nazionale.
Il racconto di sei ore d’angoscia, nell’articolo di Giuseppe D’Avanzo, pubblicato su Repubblica il giorno successivo. E le foto pubblicate anche dall’Unità
“Nonna Carmela – scrive D’Avanzo – aveva accompagnato a scuola, poco dopo le nove del mattino, il piccolo Enrico Angeletti, quasi tre anni.
Come ogni anno, a giugno, ci sono le visite mediche”.
Nel giardino altri bambini giocano. La dottoressa li chiama uno per uno. Poi alle 9.30, una Panda rossa entra nel cancello e si ferma davanti alla porta dell’ambulatorio. Scende Domenico Curti, 58 anni.
Da qualche anno vive a Sutri con la moglie. E’ stato magazziniere alla Voxson. Ha una valigetta verde.
“Nessuno fa caso a quell’uomo in jeans e blusa di ciniglia – si legge nell’articolo di Repubblica – i capelli bianchi e ricci, lo sguardo leggermente fisso. Lo conoscono tutti in paese. Un uomo tranquillo dicono al bar, sul sagrato della chiesa, in piazza. Un buon uomo.
Amava i suoi due cani come fossero figli. Negli ultimi giorni era così triste per la morte del pastore maremmano”.
Entra nella scuola, dice di dover iscrivere i figli di un amico, ma non va verso l’amministrazione. Si dirige in infermeria.
Un operaio del comune, Filippo Venturi, autista dello scuolabus, tenta di fermarlo, ma Curti gli dà una spinta e fa vedere una pistola.
Entra nell’infermeria dove c’è il piccolo Enrico disteso sul lettino, la nonna Carmela e la dottoressa. “La dottoressa implora: non faccia pazzie – continua il racconto di D’Avanzo – ma Curti ha già aperto la valigia. Si intravedono una bomba tipo ananas, fili elettrici, un timer.
Dalla valigia estrae lunghe strisce di garza. Lega i polsi di Filippo, gli chiude la bocca, lo spinge nell’angusta toilette”.
Ci vuole poco a far scattare l’allarme. Si scoprirà solo dopo che la bomba in realtà era solo un ananas dipinto di nero, l’arma era una pistola giocattolo e il timer un misuratore d’alta tensione.
Subito avvertiti i carabinieri, arrivano i Nocs e con l’arrivo del suo avvocato e del sostituto procuratore parte la trattativa. Inizialmente Curti non vuole parlare.
E’ angosciato per un problema di cambiali.
Sono le 15 quando qualcosa si muove. Il piccolo Enrico viene fatto uscire e un’ora dopo la decisione di liberare tutti gli altri.
Curti esce alle 16.15. “La folla ondeggia – si legge nell’articolo di D’Avanzo – più giovani travolgono ogni ostacolo. Gli sono quasi addosso.
Intervengono i Nocs. Allontanano i più agitati mentre i carabinieri infilano Curti in una gazzella. Ora centinaia di persone stringono d’ assedio l’ auto, picchiano con forza sul tettuccio, sul parabrezza. C’ è chi tenta di aprire le portiere. Qualcuno quasi ci riesce. La gazzella finalmente sgommando s’ allontana”.
Domenica scorsa la tragica fine dell’uomo, 86enne, morto tra le fiamme del suo appartamento. Tra le ipotesi al vaglio le forze dell’ordine non escludono il suicidio.
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