Viterbo – Riceviamo pubblichiamo – Va in scena Allora ero giovane pure io.
Un monologo teatrale di e con Pietro Benedetti in programma domenica 22 maggio alle 17,30 a Csavallefaul (Ex Cogema), strada Castel D’Asso snc, Viterbo.
Lo spettacolo è tratto dal libro “Allora ero giovane pure io” di Alfio Pannega per Ghaleb Editore ed è preceduto dalla proiezione del film corto “La Gatta” di Daniela Viche Pietro Benedetti.
Lo spettacolo ripropone le due forme di comunicazione, cinema e teatro, come l’espressione più coerente alla comprensione delle emozioni date dalla memoria.
Con Alfio abbiamo lottato contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni; per l’umanita’ e in difesa della biosfera.
Sono cinque anni che Alfio ci ha lasciato e la sua lezione e’ piu’ viva che mai.
Anche nel suo ricordo, fedeli alla sua memoria, alla sua testimonianza, alla sua lotta diuturna, continua il nostro impegno, in primo luogo contro il razzismo e contro la guerra.
Vi e’ una sola umanita’ in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera. Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita’, alla solidarieta’. Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione. Solo la nonviolenza puo’ salvare l’umanita’ dalla catastrofe.
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta’ si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina.
A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l’Ariosto, ma fu lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa” che si appassiono’ vieppiu’ di poesia e fiori’ come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza.
La raccontava lui stesso nell’intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell’improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta’, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita’ artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava.
Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara’ fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E’ deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Lo spettacolo è un monologo teatrale preceduto dalla proiezione di un film corto della durata complessiva di 70 minuti. La musica fa parte della tradizione popolare del Lazio, sono saltarelle accompagnate da organetto, tamburella e ciaramelle. Con lo spettacolo ci si propone di sviluppare soprattutto una discussione sull’ambiente, la salvaguardia del territorio e la valenza di antiche tradizioni culturali radicate nel nostro territorio. Lo spettacolo è particolarmente indicato per le scuole perché permette di recuperare elementi di studio che non sono previsti nel normale programma come la poesia d’improvvisazione (ottava rima, terzine, quartine) o cose dimenticate che solo la tradizione orale permette di ricordare.
Pietro Benedetti
Una scelta inusuale
Un uomo ai margini della società: un senzatetto.
Chi mai si sognerebbe di portare in scena uno spettacolo del genere?
Un folle o un uomo dalla forte intuizione.
Una travagliata e poetica vita
Pietro Benedetti coglie il valore pedagogico nella vita di Alfio Pannega.
L’attore riporta in vita il personaggio interpretandolo con empatia ed entusiasmo attraverso un monologo a copione aperto rivolto ai ragazzi delle scuole superiori, offrendo spunti di riflessione e arricchimento culturale.
«Allora ero giovane pure io»
«Allora ero giovane pure io» dice Alfio con il sorriso e la vitalità di un ventenne a settant’anni.
Questo singolare personaggio ci insegna che la giovinezza non conosce età: l’importante è come si è dentro.
Poeta d’osteria, i versi danteschi che cita a memoria sono frutto di un incondizionato amore per i libri e la letteratura.
«Ma questa campagna io la vedo abbandonata, non so se così si può andare avanti»
Dalle poesie di Alfio traspare amore per la natura e per la vita, meravigliosa seppur travagliata.
Alfio credeva nel rispetto e nella protezione di quel frammento di natura che nasce nel cemento, sosteneva la salvaguardia dell’ambiente, vivendo in simbiosi con i suoi fedeli animali.
Intimo legame
Il personaggio è figlio di un altro popolare personaggio viterbese La Caterinaccia, conosciuta in città per la sua impertinenza e forza che l’hanno fatta resistere e crescere un figlio in una vita di stenti.
Nello spettacolo emerge la loro piccola, intima quotidianità.
Nelle parole di Alfio mamma è sinonimo d’amore, e per l’amore non esistono fame o povertà.
L’amore può essere un cane che riscalda un bambino nel freddo di una grotta.
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