Montefiascone – Il ritorno a casa dopo la tragedia.
I corpi di Cecilia Maria Frassine e del suo piccolo Matteo Arion potranno essere rimpatriati in Austria.
Il nulla osta della procura è arrivato ieri pomeriggio, dopo l’autopsia su mamma e figlio, trovati morti il 22 maggio a Montefiascone, in località Poggio dei gelsi.
Cecilia e Matteo erano lì da sabato notte, quando la madre della ragazza ha dato l’allarme: della figlia e del nipotino, in vacanza con lei al camping Amalasunta sul lago di Bolsena, più nessuna traccia.
Cecilia, 22enne, studentessa universitaria di Vienna, aveva detto che voleva fare due passi per far addormentare Matteo. Nessuno immaginava di trovarli entrambi addormentati per sempre, domenica mattina, dopo ventiquattr’ore di ricerche di vigili del fuoco, carabinieri, forestale e protezione civile.
Li ha notati una squadra di volontari di Celleno: Cecilia impiccata a una quercia con una sciarpa; il suo bimbo di 4 mesi sotto di lei, la giacca della madre come coperta.
L’ipotesi del pm Chiara Capezzuto era fondata: è stato omicidio suicidio. Quella giovane madre logorata dalla depressione voleva uccidersi. Forse per egoismo, forse per il suo contrario, ha portato con sé anche Matteo. Quelli sul suo piccolo collo erano segni di strangolamento. Il bambino, secondo le indiscrezioni trapelate dall’autopsia eseguita ieri dal dottor Saverio Potenza, sarebbe morto per asfissia. Il che metterebbe a tacere tutte le ricostruzioni alternative su quell’ultima passeggiata nel bosco, a due passi dal lago di Bolsena. Nessun incidente finito in – doppia – tragedia. Nessun abbandono del piccolo dopo il suicidio. Solo la volontà di fare e farsi del male e, probabilmente, la convinzione di aver scelto comunque il meglio per sé e per Matteo. Un pensiero che sta in piedi solo nella logica della malattia. Nella sua logica, Cecilia si è comportata da mamma fino all’ultimo, stendendo la sua giacca su Matteo come una copertina anche quando Matteo non poteva sentire più niente.
Non è il momento di condannare.
L’unico spazio lasciato dalla tragedia del lago è per la pietà umana.
Pietà per un bimbo innocente inghiottito da un male più grande.
Pietà per chi, adesso, ha paura di non aver capito o aiutato.
Pietà per la madre di Cecilia, partita con la figlia e il nipotino e che tornerà a casa da sola.
Pietà per una giovane donna che non ha superato il suo dolore e ne ha creato altro e che ricorda a noi stessi quanto siamo fragili e fallibili.
Stefania Moretti
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