Soriano nel Cimino – (s.m.) – Un anno fa, la tragedia di Edoardo Ribisi, 11 anni, impiccato al letto a castello nella sua cameretta.
Per il bimbo di Soriano nel Cimino, la procura di Viterbo ha chiesto l’archiviazione. Un’incognita fino alla fine: Edo era solo in casa, il 25 maggio dell’anno scorso. La mamma era uscita qualche minuto per una commissione. Non era la prima volta: sapeva di potersi fidare di quel suo figlio maggiore, giudizioso e precoce, secondo chi lo conosceva.
Edo era più brillante, profondo, curioso di tanti bambini della sua età. Il sospetto è che sia stata proprio la sua curiosità, insieme alla vivacità dei suoi 11 anni, a stringergli quella cintura intorno al collo. La conclusione ovvia dell’autopsia (morte per soffocamento), eseguita per eccesso di zelo e per non lasciare nulla di intentato, non ha sciolto il dubbio che ha tormentato dall’inizio i carabinieri del capitano Lonero e il pm Chiara Capezzuto. Suicidio o gioco mortale? Un gioco, probabilmente. Gli inquirenti hanno fatto il possibile per colmare quel vuoto di certezze, setacciando i diari di Edo, i quaderni di scuola, i temi in classe.
Hanno conosciuto un bimbo sereno. Senza apparenti preoccupazioni a turbare la sua infanzia. Nessuna paura di vivere. Nessun motivo per compiere un gesto così amaro e ‘da grandi’. A completare il quadro, le testimonianze raccolte, che parlano dell’esuberanza di Edoardo e di una vitalità che esplodeva a scuola e in palestra. C’è l’episodio dell’istruttore di judo che lo riprende perché faceva giochi pericolosi con le corde dell’arrampicata; lo ha ricordato la mamma di un compagno di judo di Edo. E poi c’è quella brama di conoscenza che gli insegnanti (e non solo) notavano in lui. Persino per i vicini di casa Edo avrebbe fatto lo scienziato da grande. Chissà che non abbia tentato di fare una delle sue scoperte, quel brutto pomeriggio.
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