Viterbo – “Viterbo deve avere una linea ferroviaria veloce. Non può essere più una metropolitana per altri”. A chiederlo è Forza Italia.
Presentata al Senato, prima firma del senatore Francesco Aracri, un’interrogazione per sottoporre al ministro dei Trasporti la situazione in cui si trova la rete ferroviaria che collega Roma al capoluogo della Tuscia.
L’interrogazione è stata scritta insieme a Giulio Marini, consigliere comunale FI e Mauro Proietti, segretario del vice presidente del SenatoMaurizio Gasparri. “E’ rivolta al ministro dei Trasporti – ha spiegato Aracri – affinché, pur non avendo dirette competenze, faccia chiarezza su una situazione non più sostenibile per i pendolari e per l’economia stessa di Viterbo e dell’hinterland”.
Si entra nello specifico: “”Ci si chiede perché non si provveda una volta per tutte a potenziare le già abbondanti linee che si dirigono a Cesano, prolungandole magari fino a Bracciano e lasciare che la linea per Viterbo serva effettivamente i comuni della Tuscia e non sia relegata invece a metropolitana per chi magari ha perso il treno di pochi minuti prima per le fermate dell’area metropolitana di Roma”.
“Una proposta, la nostra, che non vuole in alcun modo penalizzare chi usufruisce oggi di questa linea o fare spicciolo campanilismo, ma garantire a tutti di poter andare e tornare dalla capitale in tempi e modalità più vicine ai giorni nostri che non a quelli degli albori delle ferrovie, come invece purtroppo i nostri pendolari registrano giornalmente.
Molti, infatti, sono costretti ad andare a proprie spese a Orte. Chi invece sceglie di partire da Viterbo o dalle stazioni immediatamente successive, oltre alla durata interminabile del viaggio deve fare i conti molto spesso con ritardi e intoppi di varia natura.
Soltanto nella giornata del 7 giugno, tra il viaggio di andata e quello di ritorno, per i quali si impiegano più di tre ore, si sono accumulati più di un’ora di ritardo.
Una consuetudine ormai, dovuta a guasti surreali come il ciclico malfunzionamento di un passaggio a livello di campagna nei pressi di Vetralla.
Una situazione non più sostenibile che non permette di vivere i nostri territori né da pendolari né tantomeno da turisti, creando un danno economico e sociale importante, che va affrontato una volta per tutte.
È ora che la regione si preoccupi di più di ciò che orbita fuori dalla capitale e visto che è stato appena annunciato un importante investimento per la Roma-Bracciano-Viterbo, riteniamo che questa interrogazione possa senza dubbio essere uno spunto utile per capire cosa fare per i cittadini”.
Il testo dell’interrogazione presentata
Premesso che:
– la città di Viterbo, capoluogo di Provincia del Lazio, e i paesi limitrofi soffrono atavicamente di una carenza strutturale e infrastrutturale per quanto riguarda la viabilità ferroviaria e stradale;
– la ferrovia Roma-Capranica-Viterbo è una linea ferroviaria italiana di proprietà statale che collega la Capitale d’Italia al Capoluogo della Tuscia;
– tale infrastruttura ferroviaria, sino alla stazione di Cesano dispone di doppio binario a scartamento normale (1 435 mm.), mentre tra Cesano e il Capolinea di Viterbo Porta Fiorentina è a binario unico con tutti i disagi che ciò comporta;
– detta linea è l’unico servizio pubblico disponibile per tutti coloro che, vivendo a Viterbo o nell’hinterland, devono recarsi giornalmente a Roma per motivi lavorativi e non possono utilizzare l’auto;
– il treno impegnato (regionale veloce) impiega, al netto di ritardi, circa due ore per raggiungere la Capitale e ferma nelle stazioni dell’hinteland viterbese, proseguendo per Bracciano, Anguillara, Cesano, La Storta prima di arrivare nelle stazioni romane, utili per i pendolari;
– le stazioni di Bracciano, Cesano e La Storta dispongono di altri convogli che raggiungono Roma e, quelli che terminano la loro corsa a Cesano potrebbero comunque, con un’apposita riorganizzazione, proseguire la loro corsa fino a Bracciano;
– la congestione di tale infrastruttura ferroviaria incide in maniera negativa anche per quanto concerne il potenziale flusso dei turisti che da Roma potrebbero recarsi a Viterbo e nei paesi della Tuscia;
– difatti, il perpetrarsi dei summenzionati disagi ha provocato -nel corso degli anni- una crescente crisi economica dovuta all’abbandono dei territori da parte dei cittadini con impiego nella Capitale e dall’assenza di flussi turistici, abituati a muoversi su rotaia, a causa della scarsa connettività ferroviaria;
– a giudizio dell’interrogante, separare orari e flussi dei pendolari provenienti dalla Provincia di Viterbo da quelli provenienti dall’hinterland della Capitale rappresenterebbe una razionalizzazione semplice, economica e non più rinviabile, a meno di voler reprimere ancor più un territorio già ampiamente sacrificato, almeno nelle fasce orarie 6.30/8.30 (verso la Capitale) e 17.30/19.30 (verso Viterbo);
considerato che:
– in data 20 maggio u.s., il Presidente del Consiglio dei Ministri -dott. Matteo Renzi- e il Presidente della Regione Lazio – On. Nicola Zingaretti- hanno sottoscritto un’intesa che consente di sbloccare opere strategiche quali infrastrutture viarie e ferroviarie, risanamento idrico-ambientale e difesa del suolo, edilizia sanitaria e altri interventi nevralgici, pari a 1,407 miliardi di euro, per migliorare la competitività e la sostenibilità della Regione Lazio;
– tali fondi proverrebbero da quattro fonti principali: Fondo di Sviluppo e Coesione, Finanziamenti edilizia sanitaria ex. Art. 20, Finanziamenti Ministero Infrastrutture e Trasporti e risorse stanziate da Rete Ferroviaria Italiana (RFI);
– di questi, 154 milioni saranno impegnati per la modernizzazione della Ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo gestita da Atac mentre alcun fondo è stato stanziato in favore della Roma-Capranica-Viterbo gestita da Trenitalia;
– da notizie in possesso dell’interrogante, lo stanziamento appare appena sufficiente per opere di manutenzione ordinaria e non certo per la modernizzazione dell’intera linea, per la quale sarebbero necessarie risorse necessariamente più ingenti;
– inoltre, sembrerebbe che nel bilancio regionale 2016-2018 sia stato previsto un aumento della quota regionale per il trasporto pubblico che passa da 292,40 milioni di euro a 334,89 milioni di euro, ma non vi è alcuna previsione in riferimento all’annosa questione dei pendolari viterbesi se non quella dell’introduzione, nella linea Roma-Capranica-Viterbo, di convogli ferroviari moderni;
– quanto sovra esposto appare fuorviante e, come spesso accade, dimostra come talune aree del territorio italiano vengano sovente dimenticate e abbandonate a sé stesse e ciò, non dovrebbe accadere, per il rispetto degli abitanti, dei lavoratori e dei turisti di tali luoghi,
si chiede di sapere:
quali orientamenti intenda esprimere, in riferimento a quanto esposto in premessa e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell’ambito delle proprie competenze, per porre rimedio all’annosa questione che coinvolge gli abitanti, i pendolari e i turisti della Tuscia;
se non ritenga opportuno attivarsi presso Trenitalia per rivedere lo stato dei trasporti da e per Viterbo rispetto alla Capitale;
se non ritenga paradossale che i pendolari debbano impiegare circa quattro ore al giorno per recarsi nel luogo di lavoro e se non creda di primaria importanza lo sviluppo di un territorio ricco di attrazioni naturali e artistiche che hanno una scarsa valorizzazione proprio a causa della mancata fruibilità.
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