Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nello spazio Egidio 17 è stata scritta una pagina culturale importante per la città di Viterbo attraverso l’incontro a tre voci che ha visto ospiti Simonetta Valtieri (Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria), Raynaldo Perugini (Università degli Studi di Roma Tre) e Alessio Patalocco (Presidente del Centro Studi De Carlo).
Dagli affreschi di Giotto, passando per le facciate illustrate sino ai Tarocchi del Mantegna, e al moderno concetto di ‘superficie o involucro parlante’, i relatori hanno illustrato l’evoluzione di un percorso ‘figurato e al contempo didattico’ che trova nella divulgazione visiva della conoscenza la propria ragion d’essere.
La disamina iconologica e storico-artistica di Simonetta Valtieri ha riservato alla platea non poche sorprese inclusa la importante scoperta di un nesso, dettato dalla parentela acquisita tra Giacomo Nini e la famiglia Spreca, tra la iconografia voluta da Giacomo Nini, uomo d’arme e nobile viterbese, per la facciata graffita delle Scuderie di palazzo Nini in via Annio, concepita alla fine del Cinquecento, e le cosiddette Virtù di palazzo Spreca, quattordici affreschi superstiti staccati dal salone di palazzo Spreca, datati per gran parte intorno agli anni ’70 del Quattrocento, prima venduti e poi fortunosamente – e fortunatamente – recuperati.
Ricordiamo in questa sede che gli affreschi recuperati nel 2012 attendono ancora in deposito, di poter essere esposti permanentemente al pubblico.
Pensato per essere godibile dal palazzo-abitazione dei Nini affrontato alle scuderie, il programma iconografico della facciata graffita, presenta nel registro del piano superiore i cinque sensi secondo una moda diffusa sul finire del Cinquecento dal pittore e incisore olandese Hendrick Goltzius, e, sulla facciata del mezzanino, le quattro Virtù Cardinali e la Fede, unica virtù teologale presente perché al tempo considerata fondamento di una ‘vita virtuosa’.
Eccezionalmente “rara e interessante” secondo Simonetta Valtieri è da ritenersi pertanto la facciata graffita delle Scuderie di palazzo Nini che non può essere lasciata all’incuria del tempo e al disinteresse delle istituzioni le quali dovrebbero affiancare e sostenere gli attuali proprietari in un processo scientificamente rigoroso di diagnostica, pulitura e restauro della facciata che lamenta un avanzato e rischiosissimo stato di degrado cui è doveroso porre un freno al più presto con la stessa cura con la quale andrebbe protetto un antico e fragile folio miniato al quale sono da assimilare le facciate illustrate.
L’emergenza di una carta del rischio di edifici e monumenti del viterbese e, soprattutto la necessità di una tutela consapevole e di una ‘gestione virtuosa’ di opere d’arte e strutture potenzialmente ‘motrici’ per la vita culturale ma anche per l’economia locale, quali le ex scuderie di palazzo Nini patrimonio e eccellenza del nostro territorio, e palazzo Doria Pamphilj di San Martino al Cimino scaturito idealmente dalle fortune dei Nini in quanto Olimpia Maidalchini, ereditando e investendo in modo lungimirante le cospicue sostanze del primo marito Paolo Nini, fu in grado di pilotare l’immagine e la carriera ecclesiastica del cognato Giambattista Pamphilj fino alla elezione al soglio pontificio col nome di Innocenzo X.
Con questo incontro Egidio17 lancia un invito affinché Viterbo si mobiliti per non perdere – e non solo metaforicamente – sia ‘le proprie virtù’, nel caso della facciata delle scuderie di palazzo Nini (ma anche degli affreschi di palazzo Spreca), sia tesori quali palazzo Doria Pamphilj, entrambi a rischio di rimanere muti se male o affatto tutelati, in un oblio senza ritorno e per i quali il vero filo rosso è quello di una non più procrastinabile emergenza.
Elisabetta Gnignera
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