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Viterbo - Accanto alle pozze, piante e animali rari come l'orchidea palustre o il rospo smeraldino, specie tutelata

Il Bagnaccio si trasforma in parco termale

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Gabriele Scorza e Sonia Perà

Gabriele Scorza e Sonia Perà

Viterbo - Il parco termale Bagnaccio

Viterbo – Il parco termale Bagnaccio

Viterbo - Il parco termale Bagnaccio

Viterbo – Il parco termale Bagnaccio

Viterbo - Il parco termale Bagnaccio

Viterbo – Il parco termale Bagnaccio

Annamaria Fausto e Gabriele Scorza

Annamaria Fausto e Gabriele Scorza

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Gabriele Scorza

Gabriele Scorza

Viterbo - Il parco termale Bagnaccio

Viterbo – Il parco termale Bagnaccio

Viterbo – (g.f.) – Le pozze d’acqua termale da una parte e subito dopo, un parco termale con specie rare, da tutelare. Il parco che non t’aspetti è al Bagnaccio.

Inaugurato ieri sera da Gabriele Scorza, presidente dell’associazione che da anni cura l’area termale libera (fotocronacaslide).

Un giardino per la conservazione delle specie autoctone.

E’ il parco termale del Bagnaccio, progetto che nasce da una collaborazione tra Università della Tuscia, orto botanico, banca del germoplasma e la società agricola Bagnaccio.

Oltre a fare un bagno, si potrà fare due passi tra fiori, compresa l’orchidea palustre a rischio estinzione, piante e se si è particolarmente fortunati, ci si può imbattere nel rospo smeraldino, specie tutelata.

Al taglio del nastro ideale, ieri sera l’assessora Sonia Perà che si è complimentata per l’iniziativa e per come la zona del Bagnaccio sia stata curata. Con lei diversi consiglieri comunali, molti ospiti e alla fine è arrivata anche l’assessora Raffaela Saraconi.

“Il territorio ha tante belle cose – ha detto il prorettore Unitus Anna Maria Fausto – ma se le lasciamo all’incuria, pensando che questa sia la loro naturalità, non possiamo apprezzarle noi e nemmeno all’altro. Qui invece parliamo del recupero di un’area. Dandole un valore e ricostruendo la storia che ha”.

L’idea è fare del Bagnaccio non solo luogo di relax, ma anche di conservazione dell’ecosistema.

Nel parco si possono ammirare ambienti umidi, flora dei travertini, orchidee spontanee e piante della tradizione contadino, oltre a due piccoli stagni realizzati raccogliendo le acque provenienti dalle vasche.

Un habitat ideale per la riproduzione del rospo smeraldino e la conservazione delle orchidee palustri, insieme a giunchetto meridionale, giaggiolo acquatico, lisca lacustre e la cannuccia di palude.

Spazio anche a un piccolo giardino roccioso con i travertini di Viterbo e per non dimenticare da dove proveniamo, un’area è dedicata a piante della tradizione contadina: vite, olivo, erbe come la cresta di gallo, papavero o lino e camomilla dei tintori.


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8 luglio, 2016

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