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Viterbo - L'allarme lanciato da Miranda Perinelli, segretaria dello Spi-Cgil

“No alla chiusura degli uffici postali nei piccoli comuni”

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Miranda Perinelli (Cgil)

Miranda Perinelli (Cgil)

Viterbo – La Cgil si mobiliterà se i piccoli uffici postali chiuderanno, come è rischioso che avvenga a seguito della politica di privatizzazione di Poste avviata dal governo Renzi.

“Siamo molto preoccupati perché – spiega il segretaria dello Spi-Cgil Miranda Perinelli– in gioco, se venissero confermate le previsioni, ci sono migliaia di posti di lavoro ma anche un presidio indispensabile per milioni di pensionati italiani.

L’attuale politica governativa – continua – rischia di portare il servizio postale fuori dal controllo pubblico, non garantendo più neanche il capillare servizio universale sinora svolto in tutti i comuni. A seguito del decreto ministeriale del gennaio 2014 lo Stato a ottobre ha collocato sul mercato una prima tranche di azioni di Poste Italiane. Quel decreto prevedeva il mantenimento in capo al Mef, il ministero dell’Economia e delle finanze, di almeno il 60% delle azioni. Nel mese scorso un nuovo decreto ha invece stabilito di procedere alla vendita di una ulteriore tranche di azioni; contestualmente il governo ha deciso il conferimento della rimanente tranche di azioni ( pari al 35%) alla Cassa Depositi e Prestiti.

Nei prossimi giorni – avverte Perinelli – potrebbero quindi esserci disagi negli uffici postali, legati alla mobilitazione che partirà allo scopo di garantire tutti i servizi sinora svolti dagli uffici postali e anzi migliorarli dove possibile, soprattutto assicurando la presenza delle poste in tutti i piccoli comuni e nelle zone disagiate. Tra le molteplici ragioni che ci inducono alla protesta c’è la necessità che un gruppo come Poste Italiane S.p.A. , in utile di bilancio da molti anni, debba avere una direzione pubblica in considerazione della missione sociale che, da sempre, svolge. Ci riferiamo al servizio universale svolto da Poste e alla presenza capillare degli uffici postali sul territorio, spesso ultimo “presidio” dello Stato in zone disagiate per le proprie caratteristiche geografiche.

La totale privatizzazione di Poste, qualora avvenisse, comporterebbe – conclude – un arretramento dei presidi territoriali e un graduale disinteresse per lo svolgimento del servizio universale, a tutto discapito delle fasce di popolazione più disagiate per locazione territoriale ed anche per fascia di età. Noi riteniamo che Poste dovrebbe e potrebbe invece essere sempre più una interfaccia con i cittadini, possibile soluzione al tema del digital divide che penalizza soprattutto i pensionati”.


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8 luglio, 2016

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