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Viterbo - Macchine in doppia fila, sulla fermata del bus, in mezzo alla strada - La vita dell'autista Francigena in una città in preda alle automobili

Parcheggi a “katso di cane”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Parcheggio selvaggio in via Cavour

Viterbo – Parcheggio selvaggio in via Cavour

Viterbo - Parcheggio selvaggio in via Cavour

Viterbo – Parcheggio selvaggio in via Cavour

Viterbo - Parcheggio selvaggio in via Garbini

Viterbo – Parcheggio selvaggio in via Garbini

Viterbo – Gimkane, clackson e colpi di sterzo. La vita dell’autista Francigena a Viterbo.

Certo, rispetto a quello del Cotral, almeno non rischia di prendere fuoco ma “in quanto a incazzature” se la batte probabilmente con mezza Italia (fotogalleryslide).

La città dei Papi ha infatti un rapporto automobili/abitanti tra i più alti della nazione. Macchine che, in tanti casi, non solo t’entrano in corsia dallo Stop piazzandosi davanti a 30 all’ora, ma parcheggiano pure a “c…dicane!”.

Non “a bestia”, tutt’altro concetto di parcheggio abusivo, un po’ più rozzo, da biasimare ma decisamente più valoroso e dettato dalle circostanze.

No, a Viterbo, la gente parcheggia proprio a “c…dicane”. “La metto sopra alla fontana e chi s’e’ visto s’e’ visto”. Parcheggi comodi sulle rotatorie, rilassati lungo via Marconi, accatastati come balle di fieno per il centro storico. Sabato sera a piazza del Comune è solo la rappresentazione modaiola di un dato di fatto quotidiano.

A farne le spese soprattutto gli autisti della Francigena, il servizio pubblico urbano viterbese, che invece il codice della strada lo devono rispettare. Sennò rischiano pure il licenziamento. Le foto che pubblichiamo sono state fatte per la maggior parte su un autobus.

“E’ una fatica continua portare i mezzi pubblici in questa città – confida un autista – uno stop and go costante, un continuo frenare e studiare strategie per capire come superare macchine parcheggiate in seconda fila, sulla fermata del bus o addirittura in mezzo alla strada costringendoti a fare lo slalom”.

Parole da rileggere pensando questa volta all’ipotesi di un centro storico chiuso alle macchine per poi riflettere su quanto siamo intelligentoni lasciandolo ancora in preda alle automobili.

Con un servizio di trasporto pubblico urbano più lento e macchinoso quando potrebbe invece essere un punto di riferimento per la mobilità interna in città.

Ça va sans dire. “A katso di cane“, come la pagina facebook appena nata che fotografa le gestae parcheggiorum viterbiensis. “Come ti ‘porcheggio’ la macchina a Viterbo”, il sottotitolo.

Daniele Camilli


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15 agosto, 2016

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