Viterbo – C’è l’Isis. C’è il rischio emulazione di mitomani e psicolabili. Poi ci sono i “burloni” che giocano a imitare i terroristi. Scherzi per niente divertenti e pericolosi.
Sabato sera un gruppo di questi buontemponi era al Blitz Caffè a Viterbo in via Sapienza.
Pieno centro. In giro, solita giovane folla del sabato estivo e il locale che trabocca di persone. Tra cui loro.
“Li ho richiamati più volte perché infastidivano i clienti e gridavano ‘Allah Akbar’ – racconta Maurizio Ferri, proprietario del Blitz -. Alcuni erano ragazzini. Alla fine sono stato costretto a mandarli via e a chiudere il locale, perché finché vedevano che era aperto non se ne andavano”.
“Verso l’1,30, abbiamo sentito gente che gridava ‘Allah Akbar!’ da un angolo del locale – racconta una cliente -. Saranno state tre o quattro persone, alcune italiane, altre no. Il titolare è immediatamente uscito dal bancone e li ha cacciati, abbassando la saracinesca per impedirgli di entrare di nuovo e, immagino anche per prevenire la reazione di qualche avventore. Che era uno scherzo lo abbiamo capito dal fatto che se ne sono andati subito, ma è stato uno scherzo di pessimo gusto, con tutto quello succede nel mondo ogni giorno”.
C’è poco da scherzare. Non solo perché i burloni hanno rischiato di scatenare la rabbia delle persone intorno, desiderose solo di passare una serata tranquilla, ma anche per le conseguenze penali in cui si può incorrere. Spacciarsi per terroristi può costare una denuncia per procurato allarme.
E’ già successo. A gennaio un 15enne è finito nei guai per aver mandato dei messaggi Whatsapp a Radio Subasio. “Allah Akbar”, appunto. E poi: “Vi stermineremo tutti, comanderà la legge di Allah”. A nulla servirono le scuse del ragazzino e l’ammissione di aver agito per gioco: la denuncia ormai era partita.
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