Viterbo – “Immigrati, abbiamo paura”.
Le telecamere di Agorà a Civitella Cesi e Canino per raccontare la questione migranti. La giornalista di Rai 3, Diana Corati, ha raccolto i pareri di chi vive in questi paesi.
“Siamo 200 abitanti – dice una donna di Civitella – e qui non c’è niente. Abbiamo paura che possano creare disordine”.
Le immagini del servizio, andato in onda martedì mattina, mostrano la struttura designa ad accogliere 48 migranti in base a un bando della prefettura. “E’ in una via fuori dal paese – spiega la portavoce del comitato di Civitella Cesi, Silvia Francescucci -. E’ raggiungibile a piedi e senza illuminazione notturna, scomoda e pericolosa. Come si integreranno queste persone? Nel nostro paese non c’è niente”.
La parola passa poi alla sindaca di Blera, Elena Tolomei, che lamenta di non essere stata interpellata: “Ho saputo dell’arrivo dei migranti quasi per caso, per voce di popolo. Prima della scadenza del bando, sono andata in prefettura per chiedere se effettivamente c’era la possibilità di concorrere con una struttura del paese.
Nella provincia di Viterbo – continua Tolomei -, abbiamo già avuto degli incontri in cui si era ipotizzata la formula cinque per sessanta: se ciascun comune dava la possibilità di ospitare almeno cinque migranti, l’emergenza su Viterbo l’avremmo quasi risolta”.
La giornalista Diana Corati si sposta poi a Canino. A otto chilometri dal paese c’è il centro Le Cascine. Qui sono ospitati sessanta migranti, sempre dopo un bando emanato della prefettura di Viterbo.
“Nessun abitante – racconta Luigi Iezzi del centro d’accoglienza – si è ribellato all’arrivo dei ragazzi che si sono integrati benissimo. Una quindicina vanno a lavorare, quelli della comunità cristiana vanno in chiesa tutte le domeniche e sono molto conosciuti”.
Le Cascine cascine nasce come agriturismo per poi trasformarsi in centro d’accoglienza, grazie a Bruno Conti. “Inizialmente gli abitanti non l’hanno presa con tanta entusiasmo – ammette – ma ora i ragazzi si sono abbastanza integrati”.
Il servizio si conclude con le parole di uno dei sessanta ragazzi ospitati nel centro. In un perfetto italiano e con gli occhi lucidi ringrazia tutti gli Italiani. “Hanno fatto e ancora fanno qualcosa per noi – dice -. Nulla al mondo potrebbe ripagare tutte le persone che ci hanno salvato la vita. Abbiamo solo il rispetto e i ringraziamenti”.
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