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Salute - Trapianto di rene - L'infermiera di Nefrologia di Belcolle Patrizia Galeotti racconta la storia di due quarantenni viterbesi che si sono sottoposti a un intervento con altre due coppie e una samaritana

“Non c’era compatibilità, ma ce l’abbiamo fatta…”

di Maria Letizia Riganelli
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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle

La Lamborghini della Polizia

La Lamborghini della Polizia

Viterbo – L’altruismo salva vite.

E la sa bene una coppia di quarantenni viterbesi che ha sperimentato sulla propria pelle quanto sia vero.

La coppia recentemente è stata sottoposta a trapianto di rene incrociato. Lui malato, lei sana ma con ferrea volontà di donare per aiutare il compagno di una vita. Peccato che il loro sangue non fosse compatibile. Peccato fino a un certo punto però. Perché questa incompatibilità di siero ha fatto sì che i due entrassero in contatto con altre due coppie e un donatore samaritano per procede a una catena di donazioni.

E martedì 5 luglio alle 8.35 è iniziata una lunga serie di operazione che ha coinvolto tre strutture ospedaliere e 55 persone tra medici, infermieri, rianimatori, poliziotti e perfino la nuova e scintillante Lamborghini Huracan che ha assicurato il rapido trasporto degli organi.

Le operazioni si sono svolte a Siena, Pisa e Milano ma tutto è partito da Viterbo. Dall’unità di Nefrologia composta dal direttore Sandro Feriozzi e dall’infermiera Patrizia Galeotti, che racconta la storia.

“La nostra coppia – dice Patrizia Galeotti – è entrata nel crossover di donazione perché la donna ha espresso fortemente la volontà di diventare donatrice. Quando si è affetti da insufficienza renale cronica le alternative sono poche. La dialisi o il trapianto. Che può essere da cadavere o da vivente. In questo caso deve esserci compatibilità e ovviamente voglia di donare”.

I due viterbesi che sono entrati nel crossover avevano queste caratteristiche. Lui malato, lei voglia di aiutarlo.

“Quando si parla di trapianto e donazione da vivente, noi del gruppo di nefrologia di Belcolle – spiega Patrizia Galeotti – iniziamo a cercare nella famiglia allargata un possibile donatore, nel caso si trova si inizia lo studio della coppia. Per questi casi la Regione ci ha messo a disposizione i Pac (pacchetti ambulatoriali complessi) e in poco tempo riusciamo a fare indagini strumentali e chimiche sia al donatore che al ricevente. E una volta accertato che il donatore non ha assolutamente niente e tolto un rene rimane sanissimo si può mandare al centro trapianti, scegliendo insieme quale, che spesso è quello di Roma o Siena”.

Tra l’equipe medica e la coppia si instaura un rapporto di fiducia che va al di là del rapporto medico paziente.

“Per i due quarantenni  – continua – non c’era compatibilità ma una forte volontà di farcela. Così sono stati messi in attesa in un database nazionale con la speranza di trovare un donatore compatibile”.

Erano tre anni che la coppia di Viterbo aspettava una compatibilità e all’inizio dell’estate è arrivata la chiamata sperata.

“Quando arriva la compatibilità, con una o più coppie, i pazienti devono essere pronti. Il nostro compito – continua – è quello di mantenerli sempre in condizioni ottimali. Il lavoro non è solo nel momento in cui si procede con il primo screening ma anche in tutto il periodo di attesa. Si fanno continuamente analisi per mantenere in salute sia il donatore che il ricevente. Devono essere sempre pronti. E loro lo erano”.

E a fine giugno è scattata l’ora “x”. Da Siena la chiama della vita: “c’è un donatore”. Quel donatore ha innescato una catena. E per l’equipe di Viterbo è partita una corsa contro il tempo. “In quindici giorni – dice ancora – abbiamo fatto tutto. Grazie ai reparti dell’ospedale sono stati eseguiti esami, visite cardiologiche e radiografie per confermare lo stato di salute in brevissimo tempo. E’ stato inviato il siero per le ultime prove incrociate a Firenze e Roma e la nostra coppia è partita per l’operazione all’ospedale di Siena”.

Qui la coppia viterbese è entrata nella catena che ha visto coinvolta una donatrice samaritana milanese, due coppie toscane e appunto quella viterbese. Nel giro di 24 ore il rene della donatrice samaritana è andato a Pisa, mentre un parente del malato pisano ha donato un proprio rene a un paziente compatibile nella stessa città. A sua volta il secondo donatore pisano, congiunto del paziente, ha donato un rene all’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena per l’uomo di Viterbo, e infine la donatrice viterbese ha dato un rene all’azienda socio-sanitaria Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che sarà usato per un paziente in lista d’attesa.

Il lavoro per l’equipe di Nefrologia però non è terminato.

“La coppia di viterbesi – dice infine -è tornata a nostro carico e continueremo a seguirli. Periodicamente li sottoporremo a esami per verificare lo stato di salute. Questo però non è un caso isolato. A Nefrologia in continuazione studiamo i casi di chi deve essere sottoposto a donazione da cadavere. E, come in questo caso, se ci dovesse essere la volontà di donazione da parte di familiare saremo pronti a studiare la coppia fino al momento della soluzione”.

Fino a che qualcuno non trova l’interruttore dell’altruismo.

Maria Letizia Riganelli

 


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8 agosto, 2016

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