Viterbo – (p.p.) – “Accoglienza diffusa senza ammassamenti. Sull’immigrazione, la prefettura cambi registro”.
Dopo la riunione di ieri coi sindaci del Pd, Andrea Egidi ha capito che c’è da rivedere qualcosa. Specie nel modo in cui la prefettura ha coinvolto, o meglio, per il segretario provinciale, non coinvolto i sindaci nelle scelte sull’accoglienza.
All’incontro erano una ventina i sindaci presenti, tra cui quelli di Tarquinia e Acquapendente. C’erano poi i deputati Alessandro Mazzoli, Alessandra Terrosi e il consigliere regionale Enrico Panunzi.
“E’ stata una riunione positiva – commenta Egidi – perché ci ha consentito di avere un quadro più preciso rispetto all’evoluzione nazionale di questa vicenda. Si conferma la disponibilità a dare un contributo, affinché questa fase legata all’emergenza venga gestita in modo radicalmente opposto a quanto fatto finora.
Il modello su cui lavorare è quello dell’accoglienza diffusa e non dell’ammassamento sullo stile tendopoli. L’atteggiamento del governo, infatti, è quello di rafforzare lo Sprar, ragionando su quali benefici possano avere i comuni che lo usano, e quindi anche degli incentivi e delle clausole di salvaguardia rispetto, per esempio, ai bilanci o alle spese.
Siamo in linea con questa impostazione. Nei prossimi giorni, quindi, si richiederà un altro passaggio più strutturato ai sindaci che fanno riferimento al Pd e le amministrazioni nelle quali il Pd è al governo”.
Approfonditi alcuni aspetti del decreto. “Attenzione è stata data al più ampio coinvolgimento e coordinamento con gli enti locali. L’obiettivo a cui si tende è quello dei tre immigrati per mille abitanti: applicare un criterio di questa natura significherebbe rivedere alcune situazioni di queste settimane che, sul nostro territorio, sono state frutto di scelte non idonee da parte della prefettura.
A partire da Acquapendente e Canino, in cui bisogna fermarsi, per vedere se possano essere alleggerite di un peso, per loro, eccessivo.
Emerge, da una parte, la volontà del Pd di costruire soluzioni e mettere in campo proposte per gestire scelte sbagliate. Dall’altra, c’è invece la completa assenza di concertazione”.
Inconcepibile per Egidi. “Ho raccolto dai sindaci giudizi non positivi nei confronti della prefettura, in termini di coinvolgimento degli enti locali. Problemi su come i due livelli di governo si sono confrontati. Alcuni, infatti, mi hanno raccontato di esperienze che denotano, nella migliore delle ipotesi, una scarsissima attitudine al dialogo.
Non è così che si fa, perché, in questo modo, si costruiscono solo problemi. Si dà l’idea che chi è eletto democraticamente dai cittadini e ha il dovere di sapere cosa accade nell’ambito del proprio comune, viene, invece, a sapere di operazioni di questa natura, sostanzialmente, a cose fatte e, talvolta, anche casualmente.
Su questo aspetto, credo ci sarà una presa di posizione dei sindaci perché è impensabile che non solo non vengano informati, ma che spesso non possano nemmeno dare un contributo per la soluzione.
Un sindaco non può sapere da altri l’arrivo dei profughi. Non esiste. Bisogna cambiare registro, consapevoli che, per farlo, serve anche una proposta”.
Non si tratta, per Egidi, di fare polemica. “E’ solo che, chi oggi ha il compito di essere l’anello di congiunzione tra il governo e il territorio deve ascoltare e coinvolgere. Perché noi, siamo persone per bene. Persone che non sono capaci solo di fare solo bei dibattiti sull’immigrazione o sul dramma dei profughi.
Vogliamo accoglierli, ma con dignità e in un corretto rapporto istituzionale. Cosa che, finora, almeno da quello che sentito io, non ho trovato.
Mi piacerebbe fare un appello a quel mondo, straordinario e ricco di umanità, che è il volontariato, laico e cattolico. Penso alle Acli, alla Caritas, all’Arci, alle tante coop sociali e arrivo a dire alle parrocchie presenti nella Tuscia. Diano un segnale forte di mobilitazione. Insomma, si tiri fuori la parte migliore della società viterbese, il meglio in termini di solidarietà e professionalità, perché la Tuscia è piena di esperienze con alto indice di professionalità sui temi dell’accoglienza e più in generale sulle politiche sociali.
Noi faremo la nostra parte, ma in questo modo, che è segno di garanzia vera, lo faremo più sereni”.
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