Viterbo – (m.l.r.) – Ferma condanna agli attentati e fattiva collaborazione con intelligence e forze dell’ordine.
Sono questi i cardini della vita politica e religiosa dell’associazione islamica viterbese, che proprio in questi giorni sta organizzando insieme alla diocesi di Viterbo una celebrazione da tenere insieme. “Per esprimere un messaggio di coraggio e pace”, dice Nabil Al Zeer, presidente dell’associazione islamica di Viterbo.
“Questi terroristi – dice Nabil Al Zeer – colpiscono tutti senza distinzione, ovunque musulmani, cristiani e chiunque altro. Sono i nemici della vita, dell’essere umano e delle religioni. L’ultimo loro terribile crimine, è quello nei confronti di padre Hamel, prete di ottantaquattro anni conosciuto per le sue buone anzi ottime relazioni con la comunità islamica e il suo appoggio ad essa nella sua piccola città Saint Etilene Due Rouvray in Francia. L’hanno ucciso perché non vogliono che tali esempi di umana e civile convivenza possano esistere.
Ma nessun gesto terroristico è attribuibile all’Islam, religione di pace, tolleranza e misericordia, chiunque commette questi atti non è musulmano e non è un caso che questi criminali non appartengono e non frequentano comunità islamiche del territorio”.
Dalla comunità islamica viterbese quindi condanna al terrorismo e braccia tese alla comunità cattolica.
“Noi della comunità islamica di Viterbo – continua – siamo qui per esprimere un forte messaggio di pace che con coraggio, sfida tutti i pregiudizi. Pregiudizi che ostacolano la via del dialogo e della convivenza pacifica, abbiamo sempre con coraggio e fermezza condannato questi è tutti gli altri atti di violenza e la strumentalizzazione della religione che sono la causa della rottura dell’armonia all’ interno della società civile dove convivono le minoranze etniche e religiose e il resto della cittadinanza. Noi di Viterbo, come tutte le comunità islamiche in Italia, dobbiamo rafforzate le relazioni con le istituzioni locali e costruite ponti di dialogo con le chiese, gli enti e le istituzioni religiose, culturali e sociali. L’intelligence – conclude – è sempre in contatto con noi e noi senza esitazione collaboriamo con loro per la sicurezza della cittadinanza locale. Non dobbiamo concentrarci sulle nostre differenze, che pur sussistono, ed è giusto così, ma dobbiamo piuttosto concentrarci sul nostro obbiettivo comune: la pace”.
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