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Viterbo - Condannata la banda che saccheggiò il negozio di casalinghi con mitraglietta e fucile a pompa

Rapina al “Risparmio casa”, sentenza definitiva

di Stefania Moretti
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Un'immagine della rapina al Risparmio casa

Un’immagine della rapina al Risparmio casa

Un'immagine della rapina al Risparmio casa

Un’immagine della rapina al Risparmio casa

Il negozio Risparmiocasa in cui è avvenuta la rapina

Il negozio “Risparmio casa” in cui è avvenuta la rapina

Operazione Sharing - Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing – Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing - Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing – Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing - Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing – Uno dei tre uomini arrestati

Operazione Sharing - Una delle armi sequestrate

Operazione Sharing – Una delle armi sequestrate

Viterbo – Entrarono in tre, volto coperto e mitraglietta in mano (fotocronaca – video).

In pochi secondi fu il panico al negozio di casalinghi “Risparmio casa” in via Garbini. 3mila euro di bottino dopo aver rinchiuso una cliente e il figlio in un ufficio e fatto sdraiare dipendenti e clienti. Mezz’ora prima della chiusura il negozio era ancora strapieno.

A quattro anni da quella rapina arriva la sentenza definitiva per i malviventi che svaligiarono il “Risparmio casa”. 

La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle difese di Fabrizio Rabbia, Alfredo Guizzardi e Stefano Pace. Sono loro i rapinatori che, la sera del 13 ottobre 2012, alle 19,30, fecero irruzione nel negozio, foulard in testa e armati fino ai denti. Uno di loro imbracciava una mitraglietta scorpion, di quelle usate anche nel periodo delle brigate rosse.

Furono arrestati a maggio 2013, nell’operazione “Sharing”, dall’abitudine della banda di malviventi di “condividere” (dall’inglese “to share”) le risorse impiegate per i vari colpi. Come la macchina sulla quale fuggirono, una Lancia Y nera usata anche per altre rapine, tra cui quella in un Carrefour a Roma due settimane dopo il “Risparmio casa”. 

Proprio la macchina li tradì: dalla targa, indicata da testimoni, partirono le prime indagini, coordinate dal pm Massimiliano Siddi. Fino agli arresti del maggio 2013.

I carabinieri del nucleo investigativo, operativo e della stazione di Viterbo hanno rintracciato il trio dopo una serie di perquisizioni nella zona di Roma Est, tra i quartieri Casilino e Tor Vergata.

Nel covo dei rapinatori sono state trovate anche armi da guerra, tra cui la mitraglietta scorpion e un fucile monocanna calibro 12 con il manico richiudibile. E poi parrucche, passamontagna e cocaina.

Le difese, in primo grado, puntavano sull’indiziarietà del processo e sul pentimento degli imputati, pronti ad andare in comunità per risolvere i loro problemi di tossicodipendenza. Ma non è bastato. Per il gup Salvatore Fanti l’unica strada possibile, al termine del processo con rito abbreviato, era la condanna con pene severe e multe salate.

La Corte d’appello di Roma ha parzialmente ritoccato la sentenza, riducendo la pena per Guizzardi e Pace a un anno e dieci mesi (invece dei due anni e otto mesi inflitti in primo grado) e per Rabbia a quattro anni e quattro mesi (invece dei quattro anni e dieci mesi del gup di Viterbo). Pene che la Cassazione ha reso definitive.

Stefania Moretti


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20 settembre, 2016

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