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Santa Rosa - Il messaggio del vescovo Fumagalli durante il corteo storico accolto da una folla di gente per le vie di Viterbo

“Ripercorriamo con santa Rosa le vie della città”

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Viterbo - Santa Rosa - Corteo 2016

Viterbo – Santa Rosa – Corteo 2016

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Viterbo – Santa Rosa – Corteo 2016

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Viterbo – Santa Rosa – Corteo 2016

Viterbo - Santa Rosa - Corteo 2016

Viterbo – Santa Rosa – Corteo 2016

Viterbo – “Insieme ripercorriamo con santa Rosa le vie della città”.

Il vescovo Lino Fumagalli invita all’unità. Le sue parole, nell’omelia sulle scale del Duomo per la processione del corpo di Santa Rosa sono intense e dense di significato.

Il vescovo si è rivolto ai viterbesi che, come ogni anno, si stringono con devozione intorno alla piccola santa che domani percorrerà le vie della città durante il trasporto di Gloria (Santa Rosa torna al santuarioslide – Il corteo sfila in città – slide – Il corteo si prepara a partire – slide – video: Il corteo –  Trasporto del corpo).

“Siate uniti e solidali – ha detto il vescovo – perché solo così avremo la libertà e cacceremo l’invasore. Lasciatevi amare da Dio, diceva la piccola santa. Accogliamo il suo invito. Oggi viviamo come se Dio non esistesse. Le attese sono quelle materiali e l’orizzonte quello che si vede. Santa Rosa ci dice, invece, di vivere come se esistesse. Il suo amore ci assicura la sua vicinanza fino alla fine del mondo. É fonte della nostra gioia e speranza. Nonostante le apparenze della vita terrena”.

Il vescovo ha fatto cenno al terremoto di Amatrice, invitando a non lasciare sole le popolazioni sconvolte dal sisma.

“La vita è un’avventura d’amore capace di renderci solidali con il prossimo. In grado di dare speranza in un mondo dilaniato dai conflitti. In questa terza guerra mondiale in corso. Seguite l’invito di santa Rosa: Vivete come se Dio esistesse”.

Quest’anno si affaccia dalla porta della cattedrale non il cuore, ma il corpo di santa Rosa che, da mercoledì, è esposto sull’altare. Non succedeva da 81 anni.

Il silenzio del vescovo è stato seguito dal grido “Evviva santa Rosa”. Incitamento al quale i facchini, in piazza, hanno risposto con un sentito “Evviva”.

Presenti anche molte autorità tra cui il sindaco Leonardo Michelini, il vice Luisa Ciambella, il presidente della Provincia Mauro Mazzola, la prefetta Rita Piermatti. Cerano poi il deputato Pd Alessandro Mazzoli, il consiglierecomunale Giulio Marini, la consigliera Daniela Bizzarri e il consigliere regionale Daniele Sabatini.

Tra la autorità, il colonnello Mauro Conte, il comandante della Finanza Giosuè Colella e quello dei vigili del fuoco Giuseppe Paduano.

In prima fila, i costruttori Fiorillo e l’ideatore di Gloria Raffaele Ascenzi.

Dal sagrato di piazza del Duomo, la sfilata ha ripreso la processione verso via San Lorenzo e piazza del Comune. Il corpo della santa è tornato alla basilica, passando da via Ascenzi verso via Marconi.

I facchini lo hanno trasportato a spalla fino alla chiesa dedicata alla piccola patrona di Viterbo.

La processione del corpo, è stata preceduta dal tradizionale corteo storico che ha riempito le vie del capoluogo. Alle 14, i figuranti si sono ritrovati nella chiesa di Santa Rosa per la solenne vestizione.

Da lì sono partiti i figuranti, preceduti dalle piccole rosine che, con in mano cesti di fiori, dividevano i diversi secoli. Il percorso si è snodato dal centro al quartiere San Pellegrino, fino a piazza del Duomo. Gente fuori dai negozi e sopra i muretti. Arrampicata in ogni angolo e coi cellulari e le macchine fotografiche in mano per assistere alla suggestiva sfilata.

In silenzio i protagonisti hanno attraversato la città. Un silenzio interrotto solo dagli applausi dei viterbesi che, con cellulari in mano, hanno filmato ogni istante della processione. Sette secoli di storia che hanno percorso le vie del capoluogo.

La sfilata si è aperta con il secolo dell’orgoglio viterbese, quello di Rosa e del cardinal soldato Capocci, l’uomo che tenne testa a Federico II. Con il secolo seguente, il XIV, arrivano i protagonisti delle lotte intestine e che condussero alla reciproca distruzione Gatti, Tignosi e rispettivi vassalli. Sfilano poi gli anni dell’“anonimato in Tuscia”, il XVII e XVIII secolo, quando Viterbo era una piccola città del Patrimonio di S. Pietro.

Sono poi riproposti, idealmente, i personaggi che amministrarono la vita pubblica nel primo decennio di Viterbo italiana, a partire dal 1870.

Il due di settembre rivivono idealmente Angelo Mangani, primo sindaco di Viterbo, insieme al rappresentante del governo centrale, il Sottoprefetto conte Pallotta.Con loro “passeggiano” nuovamente per S. Pellegrino anche il conte Mario Fani, fondatore dell’Azione Cattolica e Giuseppe Cencelli, primo parlamentare viterbese.


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2 settembre, 2016

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