Viterbo – Lorenzo Celestini: “Nonno Nello da lassù vi applaudirà” (gallery – slide).
I facchini di santa Rosa scrivono una pagina della storia di Viterbo. Con un trasporto impeccabile. Gloria è bella. Splendida. E ieri ha brillato di luce tra le vie della città. Partita da san Sisto è arrivata sul sagrato della basilica.
Ha sorpreso. Ha lasciato tutti col fiato sospeso. Dal punto più stretto del corso, al nuovo tratto di via Marconi e piazza del Sacrario.
Ha meravigliato colorandosi di rosso alla fine della salita per poi essere posata e risollevata dai facchini.
Sotto la macchina è un’esplosione di emozioni. Preoccupazione. Ma anche felicità, stanchezza, sudore e sentimento. “Un sentimento”.
Il primo tratto fila liscio. A piazza Fontana Grande il ghiaccio è rotto. “Una colonna di ghiaccio – dice il costruttore Vincenzo Fiorillo -. La gente è tanta, siamo contenti che Viterbo ospiti tutta questa gente. Capisco l’amore che c’è per questa festa. La partenza è andata bene, i facchini mi dicono che la macchina è “para”. E’ un’emozione grandissima. Ogni anno è il primo anno. Ho i brividi. Oltre alla devozione per la santa, c’è anche tanta responsabilità, che mi sento addosso. Vorrei che questo trasporto finisse nel migliore dei modi. Per tutti”.
A piazza del Comune, si sosta dopo la girata. “E’ andato tutto bene – dice Mirko Segatori stanghetta anteriore -. Ogni anno sembra sempre uguale, ma c’è invece qualcosa di nuovo che rende speciale il trasporto”. Ancora manca all’arrivo. “Non mi spaventa nulla, lo facciamo per la santa. Aspetto di raggiungere l’ultimo tratto, soprattutto, per abbracciare i miei famigliari. E’ il pezzo più bello”.
Ad assistere a trasporto c’è anche il sottosegretario agli Affari esteri Benedetto della Vedova. “Ho una sensazione bellissima. E’ stata oltre le aspettative sia per l’emozione che per la spettacolarità. Tradizioni come questa di santa Rosa, sono unicità che il nostro paese è in grado di offrire. Vale la pena di venire. Sono stato un po’ pigro, stavolta mi sono concentrato per essere qui e direi che ne è valsa la pena”.
Gloria passa a una distanza millimetrica al Corso. “Va tutto secondo le regole – rasserena Federico Cipollari spalletta fissa -. Il trasporto è un’emozione difficile da descrivere. Solo chi sta sotto la macchina può capirlo. Coinvolge testa e cuore. Anche il corpo, però. Io lo dedico a tutte le popolazioni colpite dal terremoto, a chi soffre, alla mia famiglia e alla mia mamma. Con l’augurio che si possa essere tutti più uniti”.
Don Alfredo segue i facchini. Passo dopo passo. “Sono molto sereni – dice il cappellano del Sodalizio -, la serata ci sta aiutando”.
Sempre al Corso, si aggiungono le spallette. “Sta andando tutto abbastanza bene – dice Luciano Tola quarta fila ciuffi -. Come ogni anno. La macchina ha il suo peso e noi veterani sappiamo i punti critici per cui riusciamo a compensare “le accollate”, come in via Cavour e in via Roma quando si tolgono 18 facchini e in quei 20 metri in cui dobbiamo stringere i denti. Ma è per una giusta causa. E’ per la macchina di santa Rosa”.
Tra le divise bianche, spicca una donna. “Sono felicissima – dice la dottoressa Laura Belardelli -. L’altro giorno ho portato il corpo, oggi sono a fianco di loro. Ovviamente è un privilegio”.
Si arriva di fronte alla chiesa del Suffragio. “Gloria è uno stupendo vestito indossato e trasportato con eleganza – commenta Lorenzo Celestini -. Ha degli accorgimenti nell’illuminazione che sono bellissimi e che la fanno assomigliare a Volo d’Angeli. Stare qui tra i facchini è meraviglioso. Un grosso regalo che mi fanno tutti gli anni.
Sono e sarò sempre uno di loro. Anche se l’età avanza, i sentimenti non cambiano. Mi rende orgoglioso essere chiamato dai giovani che mi chiedono consigli. Stamattina, sono stato anche da mio padre Nello. Sono andato a trovarlo al cimitero. Ai facchini, l’ho ricordato con una battuta e cioè che nonno Nello da lassù li applaudirà. Sono convinto che è così”.
Il presidente del Sodalizio sprona i suoi per il tratto di via Marconi. Prima sosta a piazza della Repubblica. Nel ripartire, la formazione entra sotto la macchina senza attendere la tradizionale chiamata di Rossi. Si risparmia tempo.
Ecco l’arrivo trionfale a piazza dei Caduti. Ad attendere la macchina ci sono tante persone che con urla di incitamento sostengono i facchini.
Tra gli sguardi attenti c’è anche quello di Valeria, la moglie di Raffaele Ascenzi. “Va tutto bene – dice – la macchina è molto più calda, a livello di colori, un po’ come l’atmosfera di questa sera. Anche i nostri figli, che sono cresciuti, hanno iniziato a vivere la festa. Sono emozionata. E’ una cosa grande e Raffaele, mettendomi sugli angeli, non mi poteva dare di più. E’ un’opera d’arte legata alla famiglia e la sentiremo per sempre nostra”.
Si ritorna a piazza del Teatro. Gloria viene posizionata in direzione della salita. Mirko Fiorillo non riesce a descrivere a parole quello che prova. “La stanchezza è tanta ed è stata un’emozione unica vedere quelle due ali di corde o assistere al passaggio di Gloria che, con distanze millimetriche, ha superato il Corso. Bisogna fare un plauso al capofacchino e alle guide. Eccezionali. I lumini poi sono ancora tutti accesi. A fiamma alta. Siamo soddisfatti”.
I volti sono stravolti. Ma si va fino in fondo. “E” una cosa che non si può fare tutti gli anni. Non è proprio una passeggiata – scherza il ciuffo Paolo Moneti -. La strada è stata lunga, ma è andata bene. Si sente, però, la fatica. E’ una miscela tra devozione, sacrificio e viterbesità. Ce l’hai nel dna e ci nasci”.
Tra i facchini c’è chi, con questo trasporto, si è regalato l’ultimo ricordo più bello. “Sono trent’anni di trasporti – dice il ciuffo Danilo Frittelli – . Ho iniziato con le corde e ora sono pronto a lasciare. Porterò nel cuore questo trasporto e soprattutto il tratto in più che non so quando si rifarà. Del primo, invece, ricordo l’emozione di un sogno che si è avverato e che è difficile. Questa serata la dedico a tutti i facchini che non hanno avuto la mia fortuna e cioè quella di affrontare tutti questi trasporti. Il mio pensiero è a loro”.
Con una volata, Gloria arriva a santa Rosa. Si illumina di rosso e, sul sagrato, viene rifatto il “sollevate e fermi”. Un’esplosione di meraviglia e bellezza. Il capofacchino Sandro Rossi è portato in trionfo.
C’è chi gli urla di aver fatto qualcosa di eccezionale. Mai visto prima. “Abbiamo fatto tutti noi qualcosa di eccezionale – dice Rossi -. Un gioco di luci per dare un momento di trepidazione. E poi il “sollevate e fermi” di cuore e diretto. Di rabbia. E’ uscito fuori quel sentimento di unione che è proprio dei facchini. Dedico il trasporto ai viterbesi e non. Questo trasporto è per la città affinché questa felicità si respiri tutto l’anno. E’ un auspicio. La nostra santa continua a fare miracoli e a unire la città in un modo incredibile”.
Un trasporto straordinario sotto tutti i punti di vista. “Straordinario per la tempistica, su cui non abbiamo deluso le aspettative. Straordinario perché è nell’anno del Giubileo. Straordinario per i 700 metri in più e perché lo abbiamo dedicato a Nadia Benedetti e alle vittime del sisma.
Poi perché sul sagrato abbiamo fatto qualcosa che non si era mai fatto: il “sollevate e fermi” che ricorda la sfiorata tragedia di trenta anni fa quando sia io che Sandro e tanti altri amici eravamo sotto la macchina. E l’abbiamo richiamata anche con della suspance dei giochi di luce. E’ dedicato alle popolazioni colpite dal sisma. Per dire loro di risollevarsi dalle macerie e a non sentirsi soli”.
Una pagina della storia di Viterbo è stata scritta. “Penso di sì perché tutte queste cose insieme non sono mai accadute. Però lo abbiamo fatto perché abbiamo dei facchini che sono meravigliosi. Con un grande cuore”.
Infine protagonista silenzioso della serata, l’ideatore Raffaele Ascenzi, che ha seguito Gloria. L’ha filmata, fotografata e osservata. “Fantastico – commenta Ascenzi – e il gioco di luci credo sia stato apprezzato da tutti. Ho vissuto il trasporto con grandissima attenzione e con il pensiero alle vittime del terremoto, perché stiamo festeggiando in un momento di lutto per l’Italia. Gloria è sempre più splendida. Abbiamo ridotto l’intensità luminosa e aumentato la luminosità complessiva della macchina con le fiaccole. Non so che altre modifiche fare perché è quasi perfetta”. Poi, guardando la sua creatura: “Arrivederci all’anno prossimo”.
Paola Pierdomenico
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