Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Le parole del vescovo risuonano in modo strano sotto le pareti di gomma della tenda. Questa sera, nel campo di Saletta, frazione di Amatrice, si celebra la messa per gli sfollati. Le giacche multicolori dei volontari si mescolano ai giacconi imbottiti dei residenti del campo.
Al di fuori, lo scrosciare incessante della pioggia: tra un po’ sarà freddo tra queste montagne, aspre e bellissime, del reatino. Sono passati dieci giorni da quella terribile notte del 24 agosto, quando il mondo si è rovesciato, e i soffitti sono crollati sul sonno inconsapevole di tanti innocenti.
A Saletta c’era un campetto da calcio: una distesa d’erba che in un altra vita ospitava giochi e risate. Ora c’è un campo pieno di tende azzurre, e il via vai di volontari giovani e meno giovani, donne e uomini che si prodigano per assicurare alle famiglie di sfollati tutti i servizi di cui hanno bisogno.
Cinzia Viglianti, presidente dell’associazione di protezione civile viterbese Aeopc Favl, è arrivata con la sua squadra poche ore dopo il sisma. “Quella notte, già alla seconda scossa, ero già in piedi a preparare il borsone, certa che la Regione ci avrebbe attivati per l’emergenza, e così è stato! Dopo un’ora e mezza eravamo già in viaggio per le zone terremotate con destinazione Saletta, piccola frazione di Amatrice”. La località è stata spesso citata come paradosso di questo terribile avvenimento: infatti, qui le vittime accertate sono state più numerose degli abitanti. “Molti erano in villeggiatura tra queste montagne: qualcuno, perfino dall’Australia, in visita ai parenti”.
Saletta è una manciata di case, disperatamente ridotta a cumuli altissimi di macerie. Gli scampati hanno aiutato i soccorritori fin dal primo terribile giorno, indicando con sicurezza quali erano le case abitate e quali quelle dove, per fortuna, quella notte non dormiva nessuno. “Non potrò mai dimenticare lo spettacolo che ci siamo trovati davanti. Lo sgomento, la disperazione dei sopravvissuti. Passate le prime ore, abbiamo pensato tantissimo a come poter aiutare queste persone, e lo facciamo tuttora” continua Cinzia Viglianti.
“Assicurare loro il cibo, il vestiario, il calore, i servizi igienici. Soddisfatti i bisogni primari, pensiamo anche a stare con loro: li ascoltiamo, creiamo una parvenza di normalità, cerchiamo di strappare loro un sorriso anche se è dura”. Il campo di Saletta inizialmente non era previsto: si pensava piuttosto ad un presidio di merci e di attrezzature. “Ma in queste piccole frazioni, la gente non voleva e non poteva lasciare il luogo, sia perché la reazione iniziale è proprio questa… di rimanere comunque; sia perché lì hanno gli animali da accudire. E c’è sempre il timore dello sciacallaggio, cosa che purtroppo avviene quotidianamente”.
Il campo ora consta di una ventina di tende per gli scampati al sisma e per i volontari che lavorano al campo. C’è una mensa che lavora a pieno ritmo, quattro tende adibite a magazzino, una sala operativa mobile, una segreteria. L’illuminazione è assicurata da potenti torri-faro, e sono stati da poco installati servizi igienici e docce. È operativo il servizio di barbiere e parrucchiere; si sta lavorando per l’allaccio dell’elettricità e dell’acqua corrente, nonché della Tv.
“Coinvolgiamo il più possibile i residenti nelle attività giornaliere. E la sera, quando è tardi… quando ormai arriva l’ora del riposo, guai a saltare la spaghettata a mezzanotte o la bruschettata” aggiunge Cinzia Viglianti sorridendo. “Ci sentiamo una grande famiglia. Quando i membri di una nostra squadra tornano a Viterbo e provincia per il normale avvicendamento, il loro cuore rimane quassù”.
L’associazione viterbese Favl fa parte del coordinamento regionale della Aeopc Italia, che raggruppa numerose associazioni di protezione civile dislocate nella Tuscia e in tutto il territorio italiano. Nel campo di Saletta sono presenti e si avvicendano, oltre a Viterbo, anche rappresentanze di volontari di Tarquinia, Marta, Vallerano, Corchiano, Bomarzo; esterni al coordinamento, lavorano e sono presenti un gruppo dalla Basilicata e uno dalla Sardegna. Su un picchetto del campo è stata issata la bandiera italiana. Qui a Saletta il tricolore ha assunto un peculiare significato.
E in un altro lato hanno trovato posto la campana della chiesa e il crocifisso dell’altare, recuperati dai volontari tra le macerie: simboli di comunità e di fede insieme. Comunità di persone prima sconosciute fra loro, che da un terribile avvenimento sono riuscite a ricavare la bellezza dell’amicizia e della solidarietà. Fede nella forza che può scaturire soltanto dall’unione, quella tra cuori grandi di cittadini qualunque, che hanno scelto di lavorare in prima linea per fare in modo che questa bella terra possa tornare il prima possibile alla normalità.
Aeopc Favl
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