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Politica - Il deputato dem Mazzoli, dopo il sì oggi alla Camera, illustra i punti del ddl

“Legge su cyber bullismo colma un vuoto normativo”

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Alessandro Mazzoli

Alessandro Mazzoli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Intervenire con una legge per contrastare il fenomeno del bullismo era necessario e doveroso.

Si va a colmare un vuoto normativo che dura da anni su un tema complesso e delicato.

La legge, grazie al lavoro svolto nelle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali, attribuisce importanza prioritaria all’educazione e alla prevenzione, ma prevede anche interventi sanzionatori, senza eccedere in norme repressive, soprattutto quando si tratta di minorenni, ma senza escludere la necessaria punizione, pur sempre finalizzata alla rieducazione e al recupero”. Così

Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, commenta il disegno di legge sul cyber bullismo approvato oggi alla Camera con 242 voti a favore, 73 contrari e 48 astenuti. Il testo torna ora al Senato in terza lettura per l’approvazione definitiva.

“Il bullismo online – ha ricordato Mazzoli – provoca conseguenze che non riguardano unicamente la violenza fisica ma anche quella psicologica.

La storia di Carolina, suicida a 14 anni, o della dodicenne di Pordenone che si lancia nel vuoto, e di Tiziana Cantone, la giovane donna di 31anni che si è tolta la vita perché non ha retto l’urto della denigrazione e degli insulti sul web, è solo l’ultima di una serie di drammi sottaciuti.

Le vittime – ha continuato il deputato dem – generalmente non parlano di ciò che subiscono, per vergogna o per paura, ma manifestano sintomi di disagio, ansia e depressione, isolamento, rifiuto di recarsi a scuola o di partecipare alle attività sportive, fino a giungere, nei casi estremi, a veri e propri tentativi di suicidio. E non dimentichiamo che il suicidio è per gli adolescenti la seconda causa di morte”.

Importante, in questo senso, è una delle norme previste dalla legge, cioè l’oscuramento, la rimozione e il blocco dei contenuti di cyberbullismo attraverso un’istanza ai responsabili dei siti Internet, delle piattaforme telematiche e dei servizi di messaggistica o al Garante della privacy che può effettuare direttamente questi interventi se, entro 24 ore, non vi provvede il responsabile.

“Le misure sanzionatorie – ha illustrato Mazzoli – comprendono l’ammonimento per rendere consapevoli i bulli e i genitori della gravità di un’azione, non liquidabile come “una ragazzata”.

Non viene introdotto un nuovo reato ma è meglio precisato quali siano le circostanze aggravanti all’articolo 612-bis del codice penale (atti persecutori) quando è commesso con modalità informatiche quali lo scambio di identità, la divulgazione di dati sensibili, la diffusione di immagini private carpite con minacce e violenza.

Per contrastare in modo efficace bullismo e cyber bullismo – ha aggiunto – occorre quindi un impegno condiviso da parte di molti soggetti, da concretizzarsi con un piano di azione integrato tra ministeri, organizzazioni, associazioni, scuola e servizi educativi, operatori dei servizi internet, polizia postale (che svolge un ruolo decisivo ed è sostenuto da un finanziamento ad hoc), Garante per la privacy, genitori e ragazzi stessi.

Si prevede a tal fine l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un tavolo tecnico avente anche il compito di realizzare un sistema di raccolta dati e monitoraggio, oltre a promuovere campagne di sensibilizzazione e formazione/informazione”.

La legge individua anche un docente referente, modifica i regolamenti scolastici, introduce l’informativa alle famiglie, progetti di sostegno alle vittime e di recupero degli autori di bullismo, soprattutto attraverso attività riparative da svolgersi a scuola.

“Una educazione diffusa, tra gli adulti e tra i giovani, sui pericoli della rete e la conoscenza sul corretto e sicuro utilizzo degli strumenti telematici sono indispensabili ma, ancor più urgente e decisivo è – ha concluso Mazzoli – il supporto alla gestione della vita emotiva all’origine di questi comportamenti. Poiché è evidente che internet non è la causa, ma è solo un mezzo. Ciò che conta è l’uso che se ne fa”.

Ufficio stampa Alessandro Mazzoli


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21 settembre, 2016

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