Viterbo – Quarantuno anni fa, nella notte tra il primo e il 2 novembre del 1975, veniva assassinato all’idroscalo di Ostia lo scrittore, regista e poeta Pier Paolo Pasolini.
La mattina dopo avrebbe dovuto recarsi a Chia, dove da qualche anno abitava all’interno di una costruzione medievale cinta da mura perimetrali e eretta, in prossimità del Fosso Castello, in un luogo elevato e scosceso.
Pasolini quel giorno avrebbe dovuto incontrarsi, con alcuni amici, nella sua residenza viterbese, nella frazione di Soriano nel Cimino, com’era solito fare, per passare una domenica in compagnia, lavorare e scrivere, nel piccolo borgo dove lui era diventato proprietario di una torre medioevale.
Ad aspettarlo, tra gli altri, Desiderio Valli detto Riccardo, e tutta la sua famiglia, abitante proprio nella casa addossata alla chiesetta che si affaccia sulla piazzetta di Chia.
Con questi suoi cari amici aveva condiviso, sempre a Chia, tanti momenti particolari: il difficile acquisto del suo castello fortificato, le iniziative intraprese a sostegno dell’Università di Viterbo, la messa a dimora di alberi nella frazione, e diversi altri momenti di svago. A Pierpaolo Pasolini, infatti, tra le altre cose, piaceva anche giocare a calcio e spesso partecipava partite nei campetti dei comuni limitrofi.
Pasolini si ritirava nella pace di Chia anche per lavorare alla sua ultima opera, rimasta incompiuta, che aveva il titolo “Petrolio”. Un romanzo sul potere economico italiano, delle duemila pagine previste lo scrittore ne ha potuto ultimare solo cinquecento, con il quale Pasolini voleva fare un sunto su tutto ciò che sapeva.
Sembra sia sparito anche l’appunto 21 dal titolo “Lampi sull’Eni”, nonché i discorsi di Eugenio Cefis (presidente Eni e Montedison) che Pasolini stesso scrive di voler pubblicare tra la prima e la seconda parte del romanzo in modo di renderlo “simmetrico ed esplicito”.
Su come è avvenuto l’omicidio, a parte la sentenza di primo e secondo grado del ’76, ci sono ancora molte zone d’ombra. Sembra che quella notte, all’idroscalo di Ostia, oltre a Pino Pelosi, ci fossero diverse persone presenti. Da più parti s’ipotizza anche che nell’omicidio di Pasolini siano coinvolti personaggi della destra romana e della criminalità organizzata (nasceva forse allora la banda della Magliana).
Si parla di almeno sette persone coinvolte se non addirittura tredici.
In quegli anni, grazie a Pier Paolo Pasolini, all’interno della sua Torre di Chia, venivano a trovarlo tantissimi personaggi autorevoli del mondo della cultura. Tra gli altri: Alberto Moravia, Dacia Maraini, Ninetto Davoli, Maria Callas, Laura Betti, Tonino Delli Colli e Alfredo Bini.
E proprio nei pressi della piccola frazione di Soriano nel Cimino Pasolini girò la scena del battesimo di Giovanni Battista contenuta nel suo film “Vangelo secondo Matteo”.
Un posto che aveva colpito la sensibilità dello scrittore fino al punto da considerarlo il più bello del mondo. Scrisse, infatti, tra l’altro: “Ebbene, ti confiderò, prima di lasciarti, che io vorrei essere scrittore di musica, vivere con degli strumenti dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare, nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri, e lì comporre musica, l’unica azione espressiva forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà”.
Pasolini, nel suo ultimo film “Salò”, ritagliò anche una parte importante a Claudio Troccoli, bravissimo e simpatico “Troccoletto chiano”, che conserva ancora oggi diversi oggetti ricevuti in regalo dal regista.
Dopo tantissimo tempo gli abitanti di Chia ricordano ancora lo scrittore regista e poeta con immutato affetto. Più di un decennio fa, il compianto consigliere comunale sorianese Terzo Camilli, con la giunta del sindaco Domenico Tarantino, propose e riuscì a intitolargli il parco di querce intorno alla Torre e un busto con tanto di epigrafe ricordo nella piazzetta della frazione.
In tutto il mondo Pasolini è ricordato con iniziative diverse e intitolazioni di vie o di piazze. A Viterbo, quasi per tutte le amministrazioni pubbliche che si sono succedute in questo quarantennio, Pierpaolo Pasolini, è come se non fosse esistito.
Sarebbe un bell’atto di riconoscenza dedicare a questo grande intellettuale una via, una piazza viterbese o un luogo, magari in una borgata come sarebbe piaciuto a lui.
Silvio Cappelli
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