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Cronaca - Marco Scolastici, imprenditore tarquiniese con un'azienda a Visso, racconta le ore successive al terremoto

“Paura, desolazione e tristezza nei volti della gente”

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Marco Scolastici

Marco Scolastici

L'azienda di Marco Scolastici

L’azienda di Marco Scolastici

Marco Scolastici

Marco Scolastici

L'azienda di Marco Scolastici

L’azienda di Marco Scolastici

Marco Scolastici

Marco Scolastici

Terremoto - Visso

Terremoto – Visso

Terremoto - Visso - Chiesa di Villa Sant'Antonio

Terremoto – Visso – Chiesa di Villa Sant’Antonio

Viterbo – “La paura non se ne è mai andata dal 24 agosto”. Marco Scolastici è un imprenditore  28enne di Tarquinia e gestisce un’azienda zootecnica che esiste da quattro generazioni. L’attività si divide tra Tarquinia e Visso, la città colpita mercoledì dal terremoto. E proprio qui, dal ’95, esiste un laboratorio in cui viene prodotto e poi stagionato in una grotta naturale il formaggio.

Oggi Visso è una città distrutta dal sisma. Due scosse tra le 19 e le 21 di mercoledì, di magnitudo di 5,4 e 5,9 hanno distrutto case, attività ed edifici.

Scolastici era a Tarquinia quando la terra ha iniziato a tremare. Era appena rientrato da Visso. Ma dopo aver visto le immagini della devastazione ha deciso di ritornare.

“Faccio sempre avanti e indietro – racconta Scolastici -. E anche mercoledì ero appena rientrato a Tarquinia quando ci sono state le scosse più forti. Appena arrivato, però, con mio padre, abbiamo deciso di fare retromarcia, perché la situazione era grave.

Già per raggiungere l’azienda abbiamo avuto difficoltà per le strade piene di massi e il maltempo. Il viaggio è stato complicato.

Nello stabilimento, gli animali erano spaventatissimi e agitati. Li abbiamo fatti stare all’aperto. Anche il personale stava dentro una tenda”.

Le scosse sono andate avanti per tutta la notte. “Sono state una decina quelle che si sono sentite di più – dice l’imprenditore -. Eravamo tutti nella tenda che era stata montata dal sisma del 24 agosto.

Ci siamo alzati presto per vedere i danni subiti e, in effetti, la struttura è stata lesionata. Speriamo sia agibile per non fermare la produzione del caseificio. Faremo fare un sopralluogo ai vigili de fuoco e poi vedremo il da farsi”.

Scolastici ha quindi raggiunto Visso. “Lì – dice – abbiamo amici e parenti e la situazione che ci siamo trovati di fronte era davvero critica: quasi la totalità degli edifici è stata gravemente danneggiata ed era quindi inagibile. Inoltre, sono mancati acqua, luce e gas. Le attività erano tutte chiuse.

La gente non si vedeva. Era una città fantasma. In giro solo giornalisti, forze dell’ordine, e vigili del fuoco.

Il centro storico, che è stata la parte più colpita, è stata  transennata e tante persone, che ci abitano, ancora non sono potute rientrare nemmeno per prendere qualcosa”.

Devastazione e distruzione tutt’intorno. “Non ci sono stati feriti o vittime, ma il morale è a terra, perché vedere un paese distrutto o la propria casa crollata, fa male. Ho visto desolazione e tristezza nei volti della gente – ricorda Scolastici -.

Anche per chi ha un’attività commerciale non si prospetta un buon periodo. Tutti viviamo di turismo, un settore che ultimamente si era sviluppato, anche grazie al parco nazionale. Adesso ripartire sarà difficile. Speriamo nella solidarietà.

Anche noi, coi formaggi, speriamo di trovare canali di vendita alternativi per produrre. I clienti in zona, dagli alimentari e ai ristoranti, hanno chiuso, e non c’è più attività funzionante nel raggio di dieci chilometri.

La paura, dopo il 24 agosto, non è mai andata via. Ogni scossa si avverte benissimo. L’azienda poi è uno stabile ottocentesco in pietra che si trova su un terreno roccioso. Ogni movimento si percepisce perfettamente.

Chi ha provato il terremoto lo riconosce subito. Si sente il rumore arrivare e quando ci si rende conto è troppo tardi. Chi ha sentito la scossa di mercoledì non è riuscito nemmeno a uscire di casa. Si sente come un urlo, tipo quello di un animale, e poi – conclude Scolastici – il nulla… Una sensazione brutta”.

 


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30 ottobre, 2016

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