Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Responsabilità, qualità e partecipazione.
Il mio, non è solo un intervento ma vuole essere anche un appello al mondo del commercio affinché torni ad essere protagonista dell’economia del centro storico di Viterbo.
Ed oggi, per essere protagonisti in un contesto come quello del centro cittadino – storico e artistico – occorre essere protagonisti dei flussi turistici che attraversano la nostra città e che sempre più devono caratterizzarla, facendone finalmente una città turistica.
Una città che va tuttavia ripensata, definendo il centro cittadino come luogo a se stante. Una meta per il turismo proveniente sia da fuori provincia sia dalla provincia stessa.
Flussi turistici, questi ultimi, sempre più consistenti, perché – in tempi di crisi – la vacanza classica di 15-20 giorni all’anno concentrata in una sola stagione sta sempre più lasciando il posto a week end o brevi periodi spalmati durante tutto l’arco dell’anno e sempre più spesso alla scoperta del territorio in cui si vive per tutta la settimana.
Dobbiamo dunque puntare su una città turistica e un centro storico attivi tutto l’anno, con eventi che siano di valorizzazione e promozione. Eventi capaci di generare un indotto cittadino di cui tutti possano beneficiare in termini di aumento del reddito e di un’occupazione stabile e nel rispetto dei contratti nazionali di lavoro.
Per fare questo, per raggiungere questo obiettivo, occorrono però qualità e partecipazione.
La qualità, ciò che deve caratterizzare il commercio nel centro storico, all’interno delle sue mura. Partendo da un presupposto che il mondo del commercio viterbese non deve mai dare per scontato. Il mondo del commercio viterbese, soprattutto in centro, è parte storica del tessuto cittadino e sociale della città di Viterbo.
E’ parte costitutiva e fondante – e lo rilevo con grande orgoglio – delle relazioni economiche e sociali che per secoli hanno caratterizzato il centro storico e l’identità di un’intera città. Famiglie che vivono il settore del commercio da decenni, un’arte da trasmettersi da genitori in figli.
Occorre unirsi, dunque, non solo per salvaguardare un settore economico in tempi di crisi, ma anche – e soprattutto – per non lasciar morire un pezzo strutturante l’identità profonda della città di Viterbo, un tempo “porta verso l’antico”, verso Roma. Evitando così il rischio, forse alle porte, di trasformarla in una realtà urbana di plastica, tirata a lucido di volta in volta.
Senza identità, né qualità. Lontana dalla sua stessa storia. Una città spaccata all’interno del suo stesso tessuto urbano, con cittadini e turisti che si riversano solo in punti specifici della città spesso in concorrenza tra loro, dove a rimetterci però sono i commercianti del centro storico che provano a lavorare tutto l’anno e non per un solo fine settimana.
Un’idea di concorrenza e di città che mi vede contrario, perché non si fonda sulla qualità legata alla storia del centro cittadino che dovrebbe invece contraddistinguere l’offerta di un centro storico che vuole essere turistico e che deve saper vivere con orgoglio la propria identità facendo in modo che i suoi protagonisti siano tutelati.
Un’offerta commerciale diversificata è assolutamente legittima e può essere anche l’occasione per portare nuovi servizi nelle periferie che verrebbero ad avere anche momenti di aggregazione che in quello specifico contesto urbano mancano.
Ad esempio, il mercato cittadino del Sacrario potrebbe essere spostato in periferia e trasformato in un vero e proprio servizio ai cittadini del quartiere avvalendosi anche di quanto stabilisce la nuova legge regionale sulla filiera corta che riserva delle aree specifiche ai prodotti agricoli di qualità all’interno dei nuovi mercati cittadini.
Il commercio del centro storico deve poter beneficiare delle aree di parcheggio anche nel fine settimana, e i quartieri in periferia avere anch’essi un’offerta di qualità legata al bisogno condiviso di una sana alimentazione specializzandosi come “aree bio” cittadine a pochi chilometri dalle campagne o dalle zone omogenee del biologico incentivate dalla nuove legge regionale sulla filiera corta.
Responsabilità significa anche partecipazione. Partecipazione sia nelle scelte di qualità, sia nel rispondere alle esigenze proprie dell’interesse generale. Il mondo del commercio del centro storico, se invitato, è pronto a prendere parte ai tavoli e alle decisioni istituzionali facendo la propria parte, come ha ultimamente fatto per evitare che alcuni eventi entrassero in diretta concorrenza con le attività commerciali presenti sul territorio viterbese.
E’ pronto anche a svolgere la propria parte nell’interesse generale che, però, vuole che la città e il suo centro storico siano vissuti, tanto dagli operatori economici quanto dalle istituzioni, anche culturali, che operano nel loro contesto urbano, come luoghi unici e armonici. Il Festival Caffeina è un punto di riferimento che con il Natale sta tentando un salto di qualità volto a far vivere e a far diventare protagonista la città anche in un passaggio chiave dei mesi invernali.
Proprio per questo l’atmosfera e l’indotto che l’accompagneranno non si possono di certo arrestare a piazza del Comune. Devono poter coinvolgere l’intero centro, dando a turisti, visitatori e abitanti l’idea di una città che sia una e unica nel suo genere. Le zone di San Pellegrino, del Corso e delle vie storiche che gli ruotano attorno, unite e con un solo obiettivo: lo sviluppo economico, turistico e occupazionale della città di Viterbo.
In sinergia con istituzioni e organizzazioni. Il mondo del commercio è pronto a fare la sua parte e ha già presentato al Comune un progetto per estendere le luminarie anche alla parte del centro storico non coinvolta direttamente dal “Caffeina Christmas Village”. Un progetto per il quale abbiamo chiesto all’amministrazione comunale di fare la propria parte perché è nell’interesse generale e di tutto il tessuto economico cittadino che nel mese delle festività natalizie tutto il centro storico sia vivo e pronto ad accogliere turisti e visitatori.
Responsabilità, qualità e partecipazione. Infine, ma non per ultima, l’unità tra tutte le attività commerciali del centro storico di Viterbo. Un progetto che potrebbe diventare un fatto concreto grazie alla proposta di Rete di impresa territoriale presentata al Comune di Viterbo nell’ambito di un bando regionale.
Proposta che vede come protagonisti, assieme alla Regione Lazio che ha promosso questo importantissimo bando e all’assessorato comunale di Sonia Perà che ha lavorato per far convergere tutte le posizioni in campo, soprattutto tre realtà: la Cna di Viterbo e Civitavecchia, l’associazione Facciamo Centro e l’associazione Centro di Gravità. Oltre cento attività commerciali che con il progetto di Rete di impresa punta a valorizzare il centro cittadino e a rendere di nuovo il mondo del commercio protagonista delle dinamiche economiche e sociali cittadine e capace di rispondere alla crisi e rilanciare a partire dalle risorse e dal patrimonio dei luoghi in cui si svolge la sua attività lavorativa.
Per la prima volta nella nostra storia, uniti. Insieme per lanciare la sfida dello sviluppo economico e turistico contando sulle nostre forze, e la forza della città.
Dandosi infine, con il contratto di rete che verrà siglato se il progetto avrà buon esito, anche una struttura organizzativa – la prima nella storia del commercio viterbese – che vedrà presenti quasi tutte le realtà commerciali unitesi spontaneamente attraverso un percorso organizzativo che trae origine e beneficia anche della storia di associazioni che da tempo, alcune come la Cna da molto tempo, operano al servizio dei commercianti e della città. Una nuova organizzazione che vuole rappresentare un punto di riferimento per la valorizzazione della città.
Una città che è cambiata, con due nuove “porte” cittadine che devono essere all’altezza e capaci di accogliere i flussi turistici che si concentrano soprattutto nel fine settimana. Flussi che devono poter entrare subito a contatto con il centro storico, ma anche con il suo ufficio turistico e l’area parcheggio più grande all’interno delle mura.
Una città che deve unire centro e periferia, ottimizzando e potenziando anche il trasporto pubblico urbano, unendoli attraverso i servizi e l’offerta commerciale investendo sulla qualità dei primi e della seconda.
Evitando, infine, che la città si spacchi in una periferia avamposto dell’area metropolitana romana, con tutte le sue contraddizioni, e il centro una specie di cittadella arroccata e chiusa su se stessa. In attesa, oggi degli eventi estivi, domani di una realtà che alla crisi potrebbe veder aggiungersi la perdita di centralità territoriale del capoluogo viterbese. Un rischio che la città di Viterbo non può permettersi di correre se non vuole perdere il treno dello sviluppo turistico. Un rischio che possiamo evitare puntando solo su responsabilità, qualità, partecipazione e unità.
Gaetano Labellarte
Presidente associazione “Facciamo Centro”
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