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Medicina - Il corpo della donna di Capranica ora riposa in Russia alla temperatura di 196 gradi sottozero

Cecilia tenta di sconfiggere la morte con l’ibernazione

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Cecilia Iubei assieme al figlio Fabrizio Baldi ed alla nuora Gloria Canfora, in una delle ultime immagini - Foto pubblicate sul blog Sconfiggere la morte

Cecilia Iubei assieme al figlio Fabrizio Baldi e alla nuora Gloria Canfora, in una delle ultime immagini – Foto pubblicate sul blog Sconfiggere la morte

Cecilia Iubei all'età di 21 anni

Cecilia Iubei all’età di 21 anni

Cecilia Iubei durante il viaggio di nozze, nel Giugno del 1967

Cecilia Iubei durante il viaggio di nozze, nel Giugno del 1967

Cecilia all'età di 75 anni nel 2005

Cecilia all’età di 75 anni nel 2005

Cecilia Iubei all'età di 82 anni con suo figlio Fabrizio mentre cerca di farla camminare

Cecilia Iubei all’età di 82 anni con suo figlio Fabrizio mentre cerca di farla camminare

Cecilia Iubei pronta per essere trasferita a Mosca

Cecilia Iubei pronta per essere trasferita a Mosca

Viterbo – Cecilia, la donna di Capranica che tenta di sconfiggere la morte con l’ibernazione. La notizia è girata sul web dopo che, in tv e in un blog, il figlio, Fabrizio Baldi, e la nuora, Gloria Canfora, hanno raccontato non senza emozione la storia di Cecilia Iubei.

Cecilia Iubei è stata ibernata nei laboratori della KrioRus, in Russia, il 7 aprile 2016, meno di un mese dopo la sua morte a 86 anni. Il suo corpo è conservato a 196 gradi sotto zero nell’attesa di un futuro nel quale “la scienza medica ci permetta di riportarla nuovamente in vita”, racconta la nuora in un blog a carattere scientifico.

Cecilia Iubei è nata nel 1930 a Capranica ed è stata in salute fino all’ictus che la colpisce nel 2006. Ictus che la porterà a rimanere quasi sempre a letto.

All’inizio di quest’anno è stata ricoverata a Viterbo, poi a Siena. E a Siena muore il 14 marzo.

Il figlio della Fabrizio Baldi, che ha raccontato la vicenda in tv, e gli altri parenti hanno deciso di rivolgersi a una società di criopreservazione. E quindi di ibernarla.

Nel blog Sconfiggere la morte la nuora, Gloria Canfora, racconta la storia con tanto di belle immagini della donna che ne ricostruiscono la vita. Sulla vicenda viene annunciato che presto uscirà un libro.

“Cecilia nasce a Capranica – racconta la nuora nel blog -, un piccolo paese della provincia di Viterbo nel 1930. Vive una vita serena, tranquilla, di paese. Sua madre muore quando lei ha 33 anni, e da sola si prende cura del resto della famiglia (in tutto 4 fratelli ed il padre). All’età di 36 anni conosce quello che diventerà suo marito, Dino Baldi, un operaio di Marta, un paese sempre in provincia di Viterbo. Siccome Dino lavora in una azienda di telecomunicazioni a sud di Roma, decidono di stabilirsi a Capranica, che rimane meno lontana dal luogo di lavoro rispetto al paese di origine di lui. Nel 1970 nasce Fabrizio, il loro unico figlio, e Cecilia si dedica a tempo pieno alla sua crescita e a condurre la casa nella quale continua a vivere Antonio, l’anziano padre”.

A 76 anni però arriva la malattia.

“Cecilia a 76 anni si ammala gravemente – continua il racconto sul blog -. Viene colpita da un ictus ischemico. Un evento drammaticamente simile a quello che aveva colpito sua madre nel ’63 e che l’aveva portata alla morte nell’arco di un mese. Cecilia perde l’uso della parte destra del corpo. Figlio e marito, quest’ultimo ormai ottantenne, non si perdono d’animo. Con pazienza e amore, giorno dopo giorno, cercano tra centri di riabilitazione e cure personali di fornirle il massimo delle cure necessarie a una guarigione o quantomeno a una vita più dignitosa possibile”.

Dal 2014 Cecilia è praticamente costretta a letto. E la nuora e il figlio si occupano “24 ore su 24, 7 giorni su 7” a lei. E come se non bastasse improvvisamente il marito di Cecilia, Dino, colpito da demenza senile, muore.

“In quella circostanza – si spiega nel blog – per la prima volta entriamo in contatto con il mondo della criopreservazione, anche se con esito sfavorevole purtroppo. Fabrizio sa come comportarsi, se i suoi dovessero morire ha le idee molto chiare. Lo vogliono loro, lo vuole lui. Addirittura negli anni ’80 il padre di Cecilia, che viveva con lui, venne a sapere dalla tv, che un famoso giornalista scientifico si sarebbe voluto far ibernare dopo morto. Nonno Antonio voleva anche lui farsi ibernare ma non sapeva come fare. Né Fabrizio, né la figlia Cecilia o il marito avevano minimamente idea se ciò fosse possibile e dove fosse possibile”.

Quando muore il marito di Cecilia, Dino, viene contattata un’azienda che si occupa di criopreservazione la Alcor. Ma per portare a termine l’operazione ci vogliono 200mila dollari. Decisamente troppo e non se ne fa nulla.

A febbraio del 2016 Cecilia si aggrava e viene ricoverata a Viterbo. Le cure a Viterbo non sono adeguate, secondo i familiari, e la donna viene trasferita prima a casa e poi a Siena.

Cecilia muore il 14 marzo 2016 in ospedale a Siena.

“So che Cecilia lottò contro la morte con forza leggendaria. Per riuscire a constatare il decesso occorsero ben 7 elettrocardiogrammi da 20 minuti, perché l’attività elettrica del cuore era ancora presente – ricorda la nuora -. Questo, oltre ai fermi convincimenti di tutti noi, ci ha spinto a volere fortemente stavolta che Cecilia fosse ibernata”.

Prima viene di nuovo contattata la Alcor, ma la cosa non va in porto. Poi il  Crionic Insistute, società di criopreservazione statunitense. Il costo dell’ibernazione 70mila dollari. Ancora troppo. Poi la scoperta della KrioRus, azienda Russa. Che garantisce l’ibernazione per 40mila dollari.

La cosa si può fare.

“Finalmente – afferma Gloria Canfora – grazie a Filippo Polistena, che si è occupato della preparazione e della spedizione, e di Valeria Udalova e tutto lo staff della KrioRus, siamo riusciti nell’impresa. Adesso mia suocera riposa in un contenitore Dewar, alla temperatura di 196 gradi sottozero, in attesa che la scienza medica ci permetta di riportarla nuovamente in vita“.

Come dire che Cecilia tenta di sconfiggere la morte…


Cosa è l’ibernazione

L’ibernazione è una tecnica che alcune persone nel mondo hanno scelto per tentare di sottoporre il proprio corpo a un trattamento di crioconservazione.

Si basa sull’idea di riuscire a conservare a lungo un corpo a temperatura bassissima, rallentandone gradualmente le funzioni vitali con l’obiettivo di mantenerlo in condizioni ottimali nella speranza di poterlo rianimare in futuro, magari quando tecniche più avanzate lo permetteranno.

Il processo è molto costoso e non esistono garanzie di riuscita.

“In Italia  – si legge su Lettera 43 – sono meno di 10 le persone che hanno sottoscritto un contratto per ibernare il proprio corpo, otto quelle riportate sul sito di Cryonics. Tra quelli di cui si conosce la storia c’è Aldo Fusciardi, probabilmente il primo nel nostro Paese, morto nel 2012. Un 50enne di Rimini, malato di cancro e morto nel 2015, ha deciso di far conservare il proprio corpo nella speranza che si trovi una cura al tumore”.

L’ultima a fare questo tentativo è proprio Cecilia Iubei.

“L’ultima persona crioconservata in Russia – si legge su Lettera 43 – è Cecilia Iubei, un donna di Viterbo morta ai primi di febbraio del 2016.
Nel nostro paese non esiste per ora alcuna regolamentazione, ma il ministero della Salute ha chiarito in passato che nessuna legge vieta di ricorrere all’ibernazione. Gli scienziati sono convinti: in futuro ci saranno sempre più persone che sceglieranno l’ibernazione”.


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19 novembre, 2016

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