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Viterbo - Lamberto Mecorio, segretario generale Uil Fpl, replica a Congiu sui licenziamenti alla Santa Teresa di Viterbo e alla casa di cura di Nepi

“Qual era l’alternativa di Usb per contrastare la mobilità?”

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Lamberto Mecorio

Lamberto Mecorio

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Una cosa Congiu me la dovrà pur riconoscere.

Con la questione dei licenziamenti presso la clinica Santa Teresa di Viterbo e la casa di cura di Nepi ho posto un problema talmente reale e concreto da meritarmi addirittura tre risposte: la tua, arrivata per ultima, quella del tuo segretario provinciale e quella dei tuoi iscritti.

Talmente tanto tirato per la giacchetta che non rispondere mi sembrerebbe quasi – a questo punto – maleducazione. Talmente tanto ci tenete, visto che le argomentazione di tutte e tre i comunicati sono sostanzialmente identiche.

Tant’è, caro Congiu permettimelo, che sarebbe bastata la tua, senza bisogno di dire la stessa cosa che hanno detto gli altri arrivando persino per ultimo.

Tuttavia, nonostante fiumi di caratteri, il problema resta invariato: quale alternativa c’era, secondo l’Usb, per contrastare la procedura di mobilità? “Resistere un minuto in più del padrone”? Sì, ma poi, i lavoratori, come ci arrivano a fine mese?

Perché dire “no” al contratto di solidarietà senza avere un’alternativa chiara se non il rifiuto puro e semplice pur sapendo che l’esito finale sarebbero stati i licenziamenti?

Il Tavolo sindacale prima, la cassa integrazione a seguire e il contratto di solidarietà sono stati gli unici strumenti che hanno permesso di salvare i posti di lavoro fino alla fine. Non c’era altra scelta se non quella di garantire il posto dei lavoratori.

E questo lo sapevi anche tu, tant’è che la cassa integrazione – come tu stesso scrivi – l’hai sostenuta anche tu. Rompendo successivamente con il tuo stesso sindacato, la Cisl, che invece ha scelto anch’esso di continuare la strada intrapresa assieme alla Cgil e alla Uil.

Per questo motivo sei uscito, tu stesso lo scrivi. Perché in disaccordo. Perché eri in minoranza. E questa posizione non l’hai accettata. Tant’è che tu sei uscito dalla Cisl e assieme ad altri lavoratori, una minoranza rispetto a tutti gli altri, avete dato vita all’Usb, di cui sei rappresentante, come del resto lo eri per la Cisl prima di andartene.

Ciononostante, il “no” al contratto di solidarietà da parte dell’Usb è legittimo, non nel merito dei contenuti, semplicemente perché abbiamo fatto scelte diverse, ma nella forma. E lo è perché è una sua scelta sindacale.

Una scelta dell’Usb, l’unico sindacato su 4 che agiscono all’interno della clinica a ad aver detto “no” al contratto di solidarietà.

Di nuovo una scelta minoritaria, di nuovo in minoranza. Fino ai fatti riguardanti la questione delle ferie, che vedranno chiudersi definitivamente la partita, dopo tre anni di sacrifici e di confronto sindacale con la parte datoriale che fino ad oggi aveva garantito il posto di lavoro, in attesa di un rilancio aziendale che non arriva da un giorno all’altro.

Sei il solo a pensarlo, ma probabilmente lo sai già. I lavoratori c’andranno in ferie, grazie a te e al tuo sindacato. Questo te lo riconosciamo. Bravo!

Non ti riconosciamo invece il diritto di trattare 3 sindacati su 4 che hanno fatto una scelta diversa da te come una specie di “traditori del popolo”.

Abbiamo semplicemente fatto una scelta diversa dalla vostra, a salvaguardia dei posti di lavoro. Questo, caro Congiu, non lo accettiamo. Tuttavia, abbiamo dovuto subirlo. Come del resto dobbiamo leggere di “migrazioni in massa” verso l’Usb, come se l’Usb avesse la quasi totalità dei lavoratori iscritti e tutte le altre organizzazioni sindacali rappresentassero solo lo spirito santo grazie magari a Santa Teresa in persona.

E’ bene invece sapere che gli iscritti all’Usb della clinica sono in tutto 30, mentre gli iscritti a Cgil, Cisl, Uil (i sindacati che hanno fatto una scelta diversa dalla tua) sono 60. Di nuovo in quella minoranza che, più che renderti orgoglioso, ti vede quasi sempre recalcitrante.

Fino al punto di fare “massa”, ma solo con i comunicati. Ripeto, addirittura tre di seguito rivolti al sottoscritto e tutti e tre con gli stessi argomenti. O è “troppa grazia” – e non lo è – o è che ti devo rispondere per forza sennò non sei contento.

Infine, nessuno ti ha mai dato del fascista. Ti ho solo scritto che non sei stato il solo a chiedere un  organo di controllo specifico sulle attività sindacali. Prima di te ci aveva pensato il fascismo, dando pure seguito al proposito. Poi è arrivata la democrazia.

Lamberto Mecorio
Segretario generale Uil Fpl Viterbo


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26 novembre, 2016

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