Viterbo – Peggiora, seppur di poco, la qualità della vita nel Viterbese.
Secondo la classifica stilata annualmente da ItaliaOggi, sulla base dei dati di ricerca dell’università La Sapienza di Roma, la Tuscia è passata dal 62esimo posto del 2015 al 63esimo di quest’anno, posizionandosi su scarsi livelli di qualità della vita.
Nel complesso, sono 54 su 110 le province italiane in cui nel 2016 la qualità della vita è risultata scarsa o insufficiente. Tradotto in termini di popolazione, significa che i viterbesi rientrano nel 53,9 per cento della popolazione italiana che vive in territori dove la qualità della vita è appunto scarsa o insufficiente.
Fra le 54 province in cui la qualità della vita è risultata scarsa o insufficiente 39 su 41 sono dislocate in Italia meridionale e insulare, 6 nel nord ovest, 2 nel nordest e 7 in Italia centrale. Esclusa Rieti (46esimo posto, qualità della vita accettabile), le restanti province del Lazio rientrano insieme a Viterbo tutte nella fascia scarsa o insufficiente: Latina (76esimo posto, scarsa); Frosinone (87esimo posto, insufficiente) e Roma (88esimo posto, insufficiente).
Per la prima volta la Capitale compare nel quarto gruppo – dove la qualità della vita è classificata come insufficiente -, accanto alle province del Mezzogiorno. Nelle regioni del sud, infatti, il livello medio di qualità della vita non accenna a migliorare. I gruppi 1 e 2 (qualità della vita buona o accettabile) comprendono invece, come di consueto, gran parte delle province dell’arco alpino centrale e orientale, della Pianura padana e dell’Appennino tosco-emiliano con consolidate ramificazioni verso Toscana e Marche.
Nove le dimensioni d’analisi prese in considerazione dalla ricerca: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita.
Per quanto riguarda affari e lavoro la Tuscia è al 62esimo posto (accettabile), rispetto al 69esimo dello scorso anno. 70esima posizione (scarsa) per quanto riguarda l’ambiente. Scende al 76esimo posto (scarsa), dal 67 del 2015, per quanto riguarda la criminalità. Gran balzo in avanti invece per i parametri di disagio sociale: dal 71esimo posto dello scorso anno al 36esimo (accettabile).
Il Viterbese cala per quanto riguarda la dimensione d’analisi della popolazione: la Tuscia è al 85esimo posto (scarsa), rispetto al 77esimo dello scorso anno. Sale di sei posti per i servizi finanziari e scolastici: da 58 a 52 (accettabile). Passa dal 63esimo all’82esimo posto (scarsa) nella classifica del sistema salute e dal 49 del 2015 al 73 (scarsa) del 2016 per il tenore di vita. Sale di un posto (dal 37esimo al 36esimo) invece per quanto riguarda il tempo libero e il turismo (accettabile).
Per tempo libero e turismo, Viterbo è la prima provincia del Lazio (Rieti: 49esima; Roma: 52esima; Latina: 67esima; Frosinone: 78esima). Soddisfatto, per il risultato di questa dimensione d’analisi, l’assessore Giacomo Barelli: “Il lavoro è stato svolto nella giusta direzione – dice – ma siamo coscienti che c’è ancora molto da fare per risolvere alcune criticità sulle quali si deve lavorare con determinazione”.
La classifica. E’ Mantova la nuova regina della qualità della vita in Italia. La capitale della cultura 2016 scalza Trento, che ha ininterrottamente dominato la classifica dal 2011. All’ultimo posto Crotone, che si aggiudica la maglia nera. La precede Siracusa.
A deludere sono anche le grandi aree urbane che, rispetto allo scorso anno, arretrano tutte. Eccezion fatta per Torino, che sale di sei posti. La situazione peggiore, come già sottolineato, si registra a Roma. La Capitale non arresta la caduta verso le posizioni di coda e come il 2015 cede ben 19 posizioni (31 dal 2014) portandosi all’88esimo posto, cioè su livelli di qualità della vita insufficienti.
Milano e Napoli perdono rispettivamente sette e cinque posizioni, anche loro posizionandosi su livelli di qualità di vita insufficienti.
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