– “La situazione edilizia è molto molto critica. Credo ci sia bisogno di sbloccare il patto di stabilità”. Queste le parole di Domenico Pesenti, segretario generale della Filca Cisl in visita ieri alla Scuola edile di Viterbo.
Il tema è quello che affligge ogni giorno le pagine dei giornali: la crisi economica che sta colpendo il Paese e in particolar modo il settore dell’edilizia. “Nel periodo che va dal 1993 al 2008 – afferma Pesenti – il settore era già saturo. Inoltre non c’è più sostegno economico dalle banche, le amministrazioni non finanziano le nuove attività e il patto di stabilità blocca comuni, province e regioni. Anche i lavori di manutenzione sono bloccati e gli interventi già fatti non vengono pagati alle imprese perché le amministrazioni non hanno la liquidità necessaria”.
Da tre anni lavoratori e imprenditori sono insieme per chiedere al governo di investire sull’edilizia e proporla come “volano di ripresa” nel rispetto dell’ambiente e a favore della messa in sicurezza del territorio con interventi di ristrutturazione, specialmente nelle zone a rischio terremoto, volti al risparmio energetico.
“Questo è stato chiesto, ma abbiamo avuto poche risposte. Oggi il settore sta comunque cercando di reagire ma credo che tutto dipenda dal fatto che si debba sbloccare il patto di stabilità. E bisognerebbe far partire un sistema di appalti che selezioni le imprese migliori e abolisca il massimo ribasso”.
“C’è bisogno – prosegue – di affidare l’opera ad un’impresa verificandone la sua storia, impedendo a chi costituisce un’impresa il giorno prima di poter partecipare all’appalto il giorno dopo. Il lavoro è già poco, che venga affidato ad imprese serie, imprese regolari”.
Non solo crisi economica, però. Un altro grave problema che affligge spesso il settore edile sono le cosiddette morti bianche. “Abbiamo deciso di non chiamarle più morti bianche – spiega Pesenti -, l’infortunio sul lavoro ha sempre una causa, una causa che si può ritrovare nella mancanza del rispetto delle normative anti infortunistiche o nella fretta dell’eseguire un lavoro”.
I dati dell’Inail mostrano meno morti, ma i numeri nella sostanza non diminuiscono perché il conteggio viene fatto su un campione minore di occupati. Senza contare gli infortuni dei lavoratori a nero. “Ma c’è un dato che ci incoraggia – afferma il segretario generale Filca Cisl – dove c’è impegno congiunto tra impresa e lavoratore, dove c’è il sindacato, si riducono gli infortuni gravi e mortali. Non è obbligatorio avere morti sul lavoro”.
Educare alla sicurezza è il compito che si prefigge la Scuola edile. “A volte – continua – c’è questa vecchia mentalità che porta a sfidare il pericolo quasi come un segno di forza. C’è bisogno di fare tanta formazione e spiegare che il pericolo non va sfidato: bisogna legarsi, bisogna mettere gli elmetti, gli indumenti adatti”.
Infine un riferimento all’innalzamento dell’età pensionabile, elemento che in un settore in cui è richiesta forza fisica può diventare un problema. “Con chi fa un lavoro pesante come quello edile – conclude Pesenti – si rischia di avere un aumento degli infortuni, perché a una certa età si diventa fisicamente più fragili e si rischia di diventare un pericolo per sé e per i propri colleghi di lavoro. Ecco perché nella manovra delle pensioni bisognerebbe fare una riforma diversa a seconda dei diversi mestieri”.
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